Nelle Filippine è peccato controllare le nascite?

Anche se molto lontane, le Filippine hanno esportato braccia in tutto il mondo. Questo a causa di un tasso di crescita demografica formidabile, che le rende la dodicesima nazione più popolosa al mondo, con i suoi circa 94 milioni di abitanti (più 11 milioni all’estero). Una legge controversa, il Reproductive Health Bill, ha il compito di arginare l’alto tasso di natalità, grazie alla distribuzione gratuita di contraccettivi.

Già nel 2009 il Segretario di Stato USA Hillary Clinton aveva cercato di premere l’acceleratore per una legge volta a regolare la sovrappopolazione nelle Filippine, riporta Wikileaks. In discussione al Parlamento filippino da mesi, nonostante la netta opposizione di buona parte del mondo cattolico e della Conferenza dei Vescovi, il RH Bill intende anche porre un freno al fenomeno degli aborti illegali, decine di migliaia ogni anno. Eugenetica travestita da empowerment dei cittadini o una misura di buon senso? Di questo discutono nelle lontane Filippine, dove però la Chiesa Cattolica sembra contare ancora molto. Un’influenza che ha costretto il legislatore a temporeggiare in attesa dei tempi giusti per non alienarsi il consenso dei cattolici.
Colonizzate a metà del ‘500 dagli spagnoli, le Filippine sono il paese al mondo che apprezza di più gli Stati Uniti, riporta un sondaggio della BBC a marzo di quest’anno, con la peculiarità di essere il solo paese asiatico di religione cattolica, circa l’80% della popolazione.

Nonostante l’assenza di specifiche politiche nazionali al riguardo, il tasso di crescita della popolazione sembra essere in un trend di diminuzione, dal 3 al 1,8%, dal 1960 al 2009. Lo stesso accade con il tasso di fertilità, che va dal 7% del 1960 al 3,1% del 2008. Ci sono volute la legge marziale imposta dal presidente-dittatore Marcos, la corruzione endemica e una serie di presidenze fallimentari per far lentamente stagnare persino le nascite in uno dei paesi più “prolifici” del Sud Est asiatico.

Ora il presidente in carica, Benigno Aquino III, “figlio d’arte” di una delle famiglie più influenti del paese, è pronto per lo strappo con la Chiesa Cattolica, ma preferisce temporeggiare per far passare la legge in un momento di calma, in modo da non rischiare di alienarsi il sostegno di quella che resta la più influente istituzione “straniera” nel paese, oltre agli Stati Uniti. Sul reale potere elettorale che questa porta con sé si giocherà questa vicenda, che potrebbe affossare un presidente già non troppo apprezzato. Non è d’altronde la prima volta che le gerarchie ecclesiali di Roma si trovino ad essere uno scomodo avversario della presidenza filippina, come nel caso del golpe bianco del 2001 che rimosse l’ex attore prestato alla politica Joseph Estrada, portando al potere l’ex presidente Gloria Arroyo, in una mossa supportata fattivamente dall’allora arcivescovo di Manila Jaime Sin.