Una festa che non è una festa

La domenica di Pentecoste più colorata d’Europa. È il “Karneval der Kulturen”, la cui 16esimaedizione si è svolta dal 10 al 13 giugno per le strade di Berlino. Quattro giorni – e tre notti – di festeggiamenti, con lo scopo di far conoscere e di valorizzare la diversità etnica e culturale della città. Per tutto il pomeriggio di domenica, oltre novanta carri, organizzati da gruppi di ogni nazionalità, hanno animato la street parade da Hermannplatz fino a Yorckstraße

Insieme al milione di persone che ha festeggiato e ballato per le vie di Kreuzberg, il quartiere a maggioranza turca, c’era anche il sindaco SPD Klaus Wowereit, a testimoniare l’ospitalità dei berlinesi. Un’immagine concreta della tolleranza della capitale, visto che Wowereit è noto per essere stato il primo leader di un Land tedesco a dichiararsi pubblicamente omosessuale.

Se nelle interviste rilasciate alla stampa il borgomastro berlinese ha voluto sottolineare la Offenheit, l’apertura della città, in realtà il discorso sull’integrazione non è così semplice. Secondo uno studio pubblicato pochi giorni fa da Eurostat, relativamente al 2009, il 56% delle nuove acquisizioni di cittadinanza europea è avvenuto in Germania, Francia e Regno Unito (rispettivamente con il 12, 18 e 26 per cento). Ma se andiamo a guardare il rapporto fra gli immigrati che hanno conseguito la cittadinanza tedesca e la popolazione totale, la Germania si ferma al 19esimo posto, dietro anche all’Italia e al di sotto della media europea.

Del resto, tutti hanno ancora in mente le parole della Kanzlerin Angela Merkel, che l’ottobre scorso dichiarò “fallito” il multiculturalismo, e definì “un’illusione” l’idea di poter vivere serenamente accanto agli stranieri. Ma se la capitale tedesca rappresenta – per alcuni aspetti – un buon esempio di integrazione, e ne è dimostrazione non solo il “Karneval” ma anche il costante flusso immigratorio dai paesi dell’Unione, comunque sulle rive della Spree i problemi non mancano. Su 3 milioni e 400mila abitanti, infatti, quasi 450mila non sono ancora cittadini tedeschi. La legislazione del Land del Brandeburgo, inoltre, prevede che i bambini siano iscritti nella scuola del municipio dove sono residenti. In una città come Berlino, che ha in tutto circa 850mila abitanti di origine straniera, alcuni quartieri sono abitati in grande maggioranza da immigrati (è il caso di Kreuzberg, appunto). Il rischio, quindi, è di creare classi che viaggiano a velocità ridotta rispetto a quelle frequentate in prevalenza da bambini di origine tedesca.