2) L’economia sociale ci salverà?

Al contrario di quanto avvenuto in Inghilterra, in Francia la riflessione sul ruolo dell’economia sociale è stata promossa “dal basso”. A maggio del 2010, 12 importanti rappresentanti del Terzo Settore firmarono l’appello alla mobilitazione in vista degli Stati Generali dell’Economia Sociale e della Solidarietà (ESS) al fine di promuovere un sistema economico che rispetti l’uomo e l’ambiente. Gli Enti del no-profit e i semplici cittadini sono stati chiamati a redigere i c.d. “Quaderni della speranza”, 400 in tutto (il nome suggestivo richiama alla memoria i famosi “cahiers de doléances”, che precedettero la Rivoluzione Francese). Questo materiale è stato il punto di partenza degli Stati Generali  che si sono tenuti a giugno (17-19) di quest’anno presso Palazzo Brogniart a Parigi. Il lavoro però non è finito. La mobilitazione promossa dagli organizzatori degli Stati Generali sta continuando in una serie di altri eventi locali, volti a sensibilizzare sia i comuni cittadini sia i politici, anche attraverso la sottoscrizione di impegni concreti in vista delle elezioni del prossimo anno. Attualmente il Consiglio Superiore dell’Economia Sociale, presieduto da Roselyne Bachelot, Ministro della Solidarietà e della Coesione Sociale, sta lavorando ad una legge quadro del Terzo Settore, ma difficilmente essa vedrà la luce prima delle elezioni presidenziali del 2012. Per ora gli interventi più importanti in questo settore sono stati quelli promossi a seguito della redazione, nel 2010, del Rapporto Vercamer (minefe.gouv.fr ). In Francia l’economia sociale produce tra il 7 e l’8% del Pil, con più di 2 milioni di dipendenti.

Italia

In Italia il tema dell’economia sociale non riesce a trovare posto nell’agenda del Governo. Ciò a dispetto dell’attivismo che sta caratterizzando gli Enti del no-profit nella penisola (si veda la mobilitazione promossa per il referendum sul nucleare e sull’acqua). Lo scorso anno il Forum del Terzo Settore, Ente a cui aderiscono oltre 80 organizzazioni nazionali di secondo e terzo livello, ha pubblicato il suo “Libro Verde”, dal titolo “Le sfide dell’Italia che investe sul futuro”. Il “Forum” indicava così i punti di maggior criticità che il mondo del privato sociale è chiamato ad affrontare, tra cui, in particolare, una certa ostilità del settore pubblico nei confronti del Terzo Settore, visto talvolta come “soggetto che delinque” (secondo le parole di portavoce del Forum del Terzo Settore Andrea Olivero). A giugno di quest’anno l’Agenzia del Terzo Settore, Ente di controllo, ha “risposto” al Forum, con il suo “Libro Bianco”, un volume molto interessante da leggere, ma che probabilmente non produrrà grandi effetti a livello operativo, senza un adeguato interessamento del Governo.

Dal 2001, quando con la riforma del Titolo V della Costituzione Italiana è stato introdotto il “principio della sussidiarietà” (ancora non pienamente attuato) il dibattito sul ruolo del Terzo Settore non sembra aver fatto grandi passi avanti, apparendo quanto mai “accademica” e non producendo risultati concreti apprezzabili.