Per misurare la povertà infantile, specialmente nei paesi industrializzati, l’economia è un metro che non basta più. E’ quanto suggerisce un rapporto Unicef diffuso lo scorso 6 dicembre proponendo l’utilizzo di due indicatori aggiuntivi che meglio permettono di misurare i livelli di diseguaglianza nel mondo dell’infanzia: la salute da un lato, le opportunità scolastiche e i livelli di istruzione dall’altro. Vale la pena segnalare che l’impiego di questa nuova metodologia d’indagine fa emergere elementi che sarebbe stato difficile identificare. Come nel caso della Finlandia che, pur primeggiando quanto a eguaglianza materiale e scolastica, possiede un indice di disparità tra i più allarmanti dell’UE per quel che attiene al benessere psico-fisico dei bambini. Per converso, l’Irlanda, dove la povertà minorile è un fenomeno storicamente diffuso, può vantare livelli di istruzione media tra i più democratici del Vecchio Continente. Aggregando i differenti parametri, i paesi nord-occidentali restano comunque i più virtuosi, guidati da Olanda, Finlandia e Danimarca. Anche in questo innovativo ranking Grecia e Italia sono purtroppo ultime. Da segnalare infine che le proiezioni UNICEF per il futuro sono tutt’altro che ottimiste: in Europa le diseguaglianze tra i minori continuano inesorabilmente ad allargarsi.





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