Editoriale
Le culle non le riempiono gli immigrati
Non è vero che la crisi demografica si risolve con l’immigrazione. Lo dimostrano i dati pubblicati ieri dall’Istat, in base ai quali l’Italia nel 2010, nonostante un aumento della popolazione, in grande parte dovuto agli immigrati, ha, contemporaneamente, registrato l’ennesimo calo nel numero dei suoi nuovi nati. Una verità che fa giustizia di uno dei più consolidati luoghi comuni secondo cui l’accelerato invecchiamento del Paese sarebbe stato prima arrestato e poi rovesciato dall’esuberante fertilità dei nuovi venuti. Uno stratagemma della retorica politica ed accademica che rischia di confondere, ulteriormente, un’opinione pubblica già troppo confusa ed impaurita. In una materia complicata e potenzialmente esplosiva come l’immigrazione non c’è errore peggiore di attribuirle doti e capacità miracolistiche che i cittadini, guardandosi intorno, capiscono non essere vere.La scarsità di giovani leve che l’Italia condivide, come pochi altri, con la maggioranza delle grandi nazioni industrializzate è, infatti, il combinato disposto di un doppio, straordinario fenomeno. Visto che il problema non è solo che oggi si nasce poco ma, soprattutto, che si muore troppo poco. Un paradosso che sta modificando le fondamenta e la “pianta organica” della popolazione del pianeta. Accelerato dell’arrivo all’età della pensione dei baby boomers che ad un ritmo medio di 700/900 mila nati l’anno avevano ringiovanito l’Occidente del 2° dopoguerra. Numeri che l’immigrazione non può rimpiazzare perché, come avevano spiegato gli esperti delle Nazioni Unite nel Total Migration Stock Report del 2007, “l’impatto dell’immigrazione sull’età della popolazione dei paesi di maggiori dimensioni è modesto. Non può bloccarlo. Visto che sarebbe possibile se l’Europa, ad esempio, quadruplicasse il numero degli ingressi annuali alle sue frontiere”. E poiché anche gli immigrati invecchiano, il loro elisir di lunga vita finirebbe prima o poi per scomparire a meno di non prolungarne la moltiplicazione degli arrivi ad eternum. Con l’ulteriore complicazione, si fa per dire, che le famiglie dei nuovi venuti hanno cominciato, da noi come altrove, imitando gli ospiti, a fare anche loro meno figli.





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