Editoriale
A non decidere si rischia grosso
Per il Consiglio Europeo di oggi prendere il toro per le corna significa sciogliere i due grandi nodi dell’immigrazione: asilo e Frontex. C’è però il serio rischio di assistere a un’ennesima fumata nera. Eppure la riforma di Dublino II e il rafforzamento dell’Agenzia per il Controllo delle Frontiere Esterne sono l’unica via d’uscita dal cul de sac in cui si trova il Vecchio Continente.
Nel primo caso la vera questione è il cosiddetto “burden sharing”. Insomma, c’è chi fa troppo e chi troppo poco. Basti pensare che nel solo 2010 Francia, Germania, Svezia, Belgio e Regno Unito hanno ricevuto il 70% delle domande di asilo di tutta l’UE. Va da sé che non c’è alternativa a una vera armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia. I pochi sforzi fatti in questa direzione, però, si sono rivelati semplici specchietti per le allodole. Emblematico il caso dell’Ufficio Europeo per l’asilo (EASO). Istituito soltanto nel maggio del 2010 e diventato operativo lo scorso 19 giugno. Di questo misterioso Ente si sa soltanto che ha sede a Malta, che ha un sito in costruzione e che avrà a disposizione solo qualche milione di euro, oltre ai contributi (volontari) dei singoli stati. In breve, mezzi limitati per raggiungere obiettivi ambiziosi: facilitare, coordinare e rafforzare la cooperazione dei governi in questo delicato settore.
Lo stesso vale, mutatis mutandis, per Frontex. Creata nel 2005, con un’inspiegabile sede a Varsavia e un bilancio striminzito, ha l’importante compito di pattugliare i confini della Fortezza Europa. Insomma, anche in questo caso l’idea è buona, ma è difficile realizzarla con le poche risorse a disposizione. Tuttavia il rebus dell’immigrazione clandestina può essere risolto solo tramite un reale potenziamento dell’Agenzia Europea per il controllo della Frontiere Esterne. Con un evidente beneficio per quella ristretta rosa di paesi, stavolta dell’Europa mediterranea, che subiscono la crescente pressione migratoria del vicino Nord-Africa. Visto che l’Agenzia, oltre alla mera attività di sorveglianza, è anche autorizzata a organizzare veri e proprio rimpatri collettivi. Com’è accaduto, per la prima volta, lo scorso 28 settembre. Quando 56 cittadini georgiani, arrestati in diversi paesi UE, sono stati imbarcati a Varsavia su un volo con destinazione Tblisi.
Sta tutto qui il cambio di marcia che il Consiglio Europeo del 23-24 giugno può imprimere alla politica migratoria del’Unione. A patto che tutti gli attori coinvolti rinuncino a considerare l’immigrazione una materia di esclusiva prerogativa nazionale.





All'interno: