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Rapporto
La solitudine del disabile omosessuale

Che un mondo fatto, in maggioranza, di eterosessuali sani ignori fino a cancellare l’esistenza dell’omosessualità tra i disabili è una realtà dolorosa ma nota.  Mentre assai poco si sa, fino ad oggi, sul tipo di relazioni che intercorrono tra i membri di queste due minoranze. Di qui l’importanza e la novità dei risultati di una ricerca svolta, al riguardo, dall’Università di Namur che ha posto in luce l’esistenza di un elevato livello di intolleranza della comunità gay nei confronti dei disabili. Derivante, in principal modo, da una sorta di primazia “estetica”, assai diffusa al suo interno,fatta di prestanza fisica e metodi di corteggiamento che mal si conciliano con quelli accessibili ai diversamente abili. Al punto che, in molti casi, si è persino messo in discussione il loro diritto a prendere parte all’evento simbolo della diversità qual è il Gay Pride. Ma neppure nell’altro fronte le cose vanno bene. Visto che non sono poche le associazioni di disabili che si rifiutano di affrontare il tema dell’omosessualità tra i propri aderenti. La verità è che sia gli uni che gli altri giustificano questa reciproca, negativa, rimozione con il motivo che le loro rivendicazioni, per imporsi, debbono essere centrate sui bisogni delle rispettive maggioranze interne. Quello che conta, dunque, è la maggioranza della minoranza. Con il risultato di condannare il disabile omosessuale ad una solitudine pressochè assoluta.