Dopo le patate, è la finanza a mettere in ginocchio Dublino. Una carestia del nuovo tipo, infatti, ha colpito l’Irlanda fin dal settembre del 2008. Quando, primo paese dell’UE, ha dichiarato pubblicamente l’inizio di una recessione che a due anni di distanza non sembra destinata ad arrestarsi.
Basti pensare che i contribuenti irlandesi saranno costretti a pagare un conto assai salato (€ 34 mld) per salvare dal crack la Anglo-Irish Bank. Che, oltre ad aver concesso per anni generosi prestiti agli agenti del settore immobiliare, è attualmente sotto inchiesta per aver anticipato prestiti personali per 83 milioni al Direttore Generale Sean Fitzpatrick.
A marzo 2010 l’OCSE aveva pubblicato un rapporto che metteva in luce la portata e la gravità della recessione irlandese. In pochi, però, avevano percepito che una sola banca potesse far precipitare l’intero paese. Ed è solo nella scorsa primavera che il Ministro delle Finanze, Brian Lenihan, ha annunciato pubblicamente che il salvataggio della Anglo-Irish Bank spingerà, quest’anno, il deficit nazionale al 32% del PIL. Un’operazione che, secondo il blogger irlandese Paul Kinsella, costerà ad ogni cittadino irlandese 6200 euro. “Non ho mai avuto niente a che fare con questa banca, per che diavolo dovrei pagare una cifra così alta?”, ha affermato l’internauta. Per l’analista di mercato David Buik della BGC partners, “per uscire dall’attuale cul de sac l’Irlanda dovrà inventarsi l’ottava meraviglia del mondo”.
Al momento il governo irlandese ha annunciato di avere abbastanza risorse economiche fino a marzo 2011. Il chè significa non dover mettere all’asta i titoli di stato fino a gennaio. Ma dopo? L’UE dispone già di un piano di risanamento finanziario per Dublino, ma questo lascerebbe a Bruxelles il controllo sui tagli alla spesa pubblica.
In ogni caso, la maggior parte degli economisti non ha dubbi: l’onere sociale del debito è destinato a salire. Dublino ha iniziato a introdurre tagli nel settore del lavoro pubblico e costretto gli operatori del servizio civile a esorbitanti riduzioni degli stipendi. Il mese prossimo, il governo irlandese rivelerà il suo temutissimo piano quadriennale di tagli alla spesa. Gli irlandesi possono aspettarsi, tra l’altro, l’aumento delle aliquote fiscali, tasse sugli immobili e persino rincari sull’acqua.
La crisi bancaria sta avendo un effetto dirompente sull’intera società irlandese. I giovani laureati, si trovano ora costretti a lasciare il paese in cerca di lavoro. Mentre gli immigrati dell’Europa dell’Est che hanno lavorato in Irlanda negli anni del boom economico sono stati costretti a ritornare nei paesi d’origine. Senza contare che, secondo un recente rapporto dell’associazione benefica “Merchant quay”, la pecerntuale di poveri è balzata al 17%. Le famiglie lottano a fatica per arrivare a fine mese. E soprattutto, prevale il malcontento generale. Due settimane fa un impiegato trentaduenne della Anglo Irish Bank è stato trovato impiccato a un albero vicino casa. Mentre il supervisore della banca si è suicidato dopo un trauma emotivo dovuto agli insulti dei cittadini arrabbiati.
Tra 20 anni gli studenti irlandesi studieranno l’attuale crisi economica nei libri di storia. La cosa più triste è che i loro genitori staranno ancora pagando le conseguenze.





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