La democrazia non si inculca, si spiega

La recente introduzione in molti stati europei dei test sulla cittadinanza per gli immigrati ha destato non poche polemiche e controversie. Conoscere la Costituzione o esprimere il proprio entusiasmo, spesso in modo mendace, per lo Stato ospitante, è la stessa cosa? Fino a che punto tali prove sono compatibili con i principi liberali che sono alla base della democrazia occidentale?

In sostanza, non è in discussione l’utilità delle prove in quanto tali, bensì le modalità di applicazione delle stesse. Partiamo dal fatto che la patria del liberalismo e di milioni di immigrati, gli Stati Uniti, ha introdotto da molti anni, con un certo successo, i test e il giuramento di fedeltà alla bandiera come prerequisito per l’ottenimento dello status civitatis.

E in Europa?

Clamoroso il caso della Gran Bretagna. Dove i test verificano la capacità dei candidati ad adeguarsi allo stile di vita dei cittadini del Regno. A fare la differenza, ad esempio, è l’attitudine al  queuing: mettersi in fila per entrare negli autobus, al cinema o più semplicemente per prendere un tè.

Mentre in Germania fino a poco tempo fa solo gli immigrati provenienti da uno stato appartenente all’Organizzazione della Conferenza Islamica erano sottoposti a un test orale di lingua tedesca. Per tutti gli altri, invece, era sufficiente rispondere a un questionario a risposta multipla.

Esempi, nient’affatto eccezionali, che dimostrano quanto sia sottile il confine tra rispetto e negazione dei principi liberali nell’elaborazione dei test per gli immigrati. In altre parole, tale strumento è utile per verificare se il nuovo cittadino è consapevole dei diritti e doveri che gli spettano nella società ospitante. Andare oltre, limitando le libertà individuali equivale a introdurre una nuova forma di liberalismo: quello repressivo. In quest’ottica, considerare, ad esempio, il divieto del velo – da non confondere con quello integrale – come un viatico indispensabile per vivere in una democrazia occidentale è quantomeno un paradosso.

Eppure, basterebbe rileggere uno stralcio delle sentenza di una Corte d’Appello statunitense del 1944: “ il patriottismo […] così come l’amore per la democrazia non è un requisito necessario per ottenere la cittadinanza. Ciò che conta è la disponibilità a rispettare le nostre leggi e i principi politici fondamentali della nostra società”(1).

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1) Gordon S. Integrating Immigrants: Morality and Loyalty in US Naturalization Practice in Citizenship Studies, Volume 11, Issue 4 September 2007, page 371