La cortina dell’alcol

I turisti che decidono di avventurarsi nell’Est Europa farebbero bene a non alzare il gomito. Un consiglio che si trasforma in avvertimento se, tra le mete prescelte, ci sono Polonia, Repubblica Ceca o Russia . Dove basta poco per finire rinchiusi nelle non proprio gradevoli “stanze di smaltimento della sbornia”.

In queste tre nazioni, infatti, le forze dell’ordine possono arrestare chiunque abbia le sembianze « alticce » – non é previsto nessun alcol test – e metterlo sotto chiave fino ad un massimo di 48 ore. Con l’aggravante – che sa di ironia – che il trattamento in queste che ricordano molto da vicino delle vere e proprie camere degli orrori, è a pagamento del «cliente ». Come quello di ricevere un secchio di acqua gelida in faccia, spesso e volentieri immobilizzati a letto. Fino ai casi più eclatanti.

Una signora polacca, ad esempio, senza un goccio di alcol nelle vene, e per di più diabetica, è stata fermata alla stazione ferroviaria di Varsavia, legata e picchiata per 24 ore consecutive e privata della necessaria dose di insulina quotidiana. Senza contare le tante morti sospette. Prassi che hanno allarmato il Ministero degli Esteri inglese che nel suo Travel Trends del 2009 ha definito «le stanze di smaltimento della sbornia» il pericolo maggiore per i sudditi di Sua Maestà che scelgono l’Est per le loro vacanze.

Dopo che la Corte Europea dei Diritti Umani aveva condannato, a più riprese, questi tre paesi per detenzione immotivata e abusi fisici. Ammonimenti che le autorità nazionali di PS non sembrano per nulla volere tenere in considerazione con la giustificazione che in questo modo garantiscono la quiete pubblica. Vale la pena sottolineare che questa, come altre « nefandezze », sono il lascito velenoso di mezzo secolo di oppressione comunista.