L’immigrato, i falchi e le colombe

L’immigrazione torna, in Olanda, al centro dello scontro tra gli schieramenti politici. Nell’occasione, il casus belli riguarda l’espulsione in via di esecuzione di Mauro Manuel, richiedente asilo angolano di 18 anni. Arrivato in Olanda come uno dei tanti minori stranieri non accompagnati, rischia adesso di essere rimpacchettato verso l’Africa, pur avendo vissuto per dieci anni sul territorio nazionale. Una decisione motivata dal servizio dell’immigrazione olandese, secondo cui il giovane non può accampare fondati diritti per rimanere. Tema delicatissimo e controverso soprattutto per il carattere discrezionale della decisione, che vede riconosciuti o negati i diritti ai richiedenti asilo.

In base all’attuale legge olandese sull’immigrazione, i minori non accompagnati, una volta raggiunta la maggiore età, e che hanno trascorso nel paese ospite almeno tre anni, se dimostrano di non avere nessuno che può prendersi cura di loro, possono rimanere solo e se la loro richiesta ottiene l’ok dei responsabili dell’immigrazione. Eccezion fatta per i casi che riguardano i malati o i provenienti da paesi che potrebbero mettere a rischio la loro incolumità.
Sulla base di queste procedure discrezionali, il Ministro dell’immigrazione Gerd Leers, sembra disponibile a voler riconsiderare lo status di Mauro, sia pur con estrema prudenza. Una semi-decisione che ha fatto infuriare non solo i liberali, ma anche quelli del Partito Popolare capeggiati da Geert Wilders che, in tono duro e tranchant, ha pubblicamente ribadito il loro no: deve andarsene.

La paura è che il caso del giovane angolano finisca per creare un precedente pericoloso per le future richieste d’asilo in Olanda. Se Mauro riuscirà a beneficiare dell’approccio morbido, o sarà sottoposto a quello duro, resta ancora da vedere.