Dal Kosovo con amore

Basta uno scatto a riaccendere il nazionalismo. Lo sa bene Afërdita Dreshaj, che sul suo profilo facebook ha pubblicato una foto in cui è ritratta con Anja Saranovic. Due amiche, come tante altre? Niente affatto. Sono rispettivamente miss Kosovo e miss Serbia. E l’immagine ha scatenato l’ira delle fazioni più estremiste dei due paesi. Gli ultrà nazionalisti hanno attaccato le due giovani in nome di un conflitto etnico e politico ancora non risolto, soprattutto da quando – nel febbraio 2008 – la repubblica kosovara ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza da Belgrado.

Ma, fuori dalla realtà virtuale, quali sono i rapporti fra la comunità serba e quella albanese? Ci sono ancora tensioni e conflitti etnici? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Sara Bonotti, Senior Human Rights Officer della missione OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) in Kosovo.

Non è facile rispondere una volta per tutte a questa domanda, perché le relazioni fra serbi kosovari e albanesi kosovari sono fluide e dipendono molto dalle dinamiche politiche. Per esempio, la situazione nel Kosovo del nord (abitato in prevalenza da serbi, Ndr), insieme al dialogo tuttora in corso fra Pristina e Belgrado, ha avuto ripercussioni in tutto il paese, con un aumento della diffidenza reciproca e della percezione di insicurezza.

Quali fattori rappresentano tuttora un ostacolo per il processo di riconcilazione?

Nonostante le relazioni fra le due comunità siano gradualmente migliorate dalla fine del conflitto nel 1999 fino agli scontri di marzo 2004, ci sono delle questioni pendenti: ad esempio, l’alto numero di persone scomparse il cui destino – ancora dopo 12 anni – è ignoto, o la prosecuzione piuttosto lenta dei processi per crimini di guerra. Anche il fatto che intere comunità non possono o non vogliono, per varie ragioni, tornare a vivere nelle loro case e nei loro luoghi di origine.

Un altra popolazione presente nel territorio kosovaro è quella Rom.

I Rom kosovari si trovano in una situazione complicata – prosegue la dottoressa Bonotti. Il loro grado di partecipazione alla vita pubblica e alla società è insoddisfacente, vivono in condizioni molto povere e hanno scarse opportunità di lavoro. Lo scenario generale è caratterizzato da una forte discriminazione.

Tuttavia, ci sono delle eccezioni: a Prizren, la comunità Rom – radicata nella città da parecchio tempo –  è ben integrata e accettata dalla maggioranza della popolazione, e il livello del coinvolgimento negli affari istituzionali è più alto che altrove.

Qual è il ruolo dell’OSCE in Kosovo?

Dal 1999, la missione OSCE in Kosovo aveva l’obiettivo di favorire la costituzione di istituzioni democratiche e di proteggere e promuovere i diritti umani. Al momento, l’OSCE sostiene e controlla l’applicazione di buone forme di governo, come la trasparenza e la responsabilità delle istituzioni; dall’altra parte, protegge e promuove i diritti umani, in un’ottica inter-etnica. La missione, d’altra aprte, contribuisce attivamente alla normalizzazione dei rapporti fra le diverse popolazioni kosovare e,  grazie alla sua estesa presenza sul territorio, riesce ad avere il polso della situazione: è in condizione di valutare gli standard dei diritti umani e della comunità, di organizzare campagne di sensibilizzazione e realizza progetti che coinvolgono sia le istituzioni e che le comunità serbe e albanesi.