Al primo posto nel mondo per la qualità della vita, in particolare delle donne, c’è l’Islanda. Vale la pena di capire le motivazioni di tale sviluppo sociale offrendo una fotografia economica di uno Stato che attualmente, nonostante l’aggravarsi della crisi e l’aumento dei tagli sociali in tutta Europa, ha un tasso di crescita del 2,3 per cento, gode di un sistema finanziario tornato stabile dopo il collasso del 2008, vede in continua diminuzione il tasso di disoccupazione, ora al 6.7 %.
L’apparato politico gode di nuova legittimità e credibilità grazie a una riforma costituzionale popolare: la nuova costituzione è stata scritta con la partecipazione dei cittadini. Nel novembre del 2010 è stato creato un comitato di 25 cittadini per supervisionare il processo costituzionale. Le riunioni del comitato sono state trasmesse in streaming su Facebook. Nel 2011, usando i social network, migliaia di persone hanno presentato le loro proposte. Sono due i macrotemi che andranno ad innovare la costituzione vigente a seguito dei suggerimenti raccolti: il primo riguarda la libertà di espressione e il diritto di accesso alla rete; il secondo pone l’accento sulla tutela delle risorse ambientali. La bozza approvata a luglio 2011 sarà sottoposta a referendum.
Tutto è nato da un movimento di indignazione popolare lanciato l’11 ottobre 2008 dal cantante Hörður Torfason, fondatore del primo movimento per i diritti degli omosessuali in Islanda, e poi amplificato da internet, fino all’occupazione da parte dei cittadini all’inizio del 2009 della piazza Austurvöllur di Reykjavik. La protesta è proseguita per 14 settimane, portando allo scioglimento del Parlamento e a nuove elezioni. Un’alleanza di socialisti e rosso-verdi guidata da Jóhanna Sigurðardóttir è arrivata al potere. È la prima donna premier dell’Islanda, e la prima omosessuale dichiarata al mondo a diventare primo ministro.
E’ l’inizio della rinascita economica islandese. Le tre banche principali - Landbanki, Kapthing e Glitnir – sono nazionalizzate e ristrutturate. I risparmi dei cittadini sono protetti dal governo. La svalutazione della corona islandese del 40% ha stimolato le esportazioni di pesca e alluminio, reso più economico il turismo e limitato le importazioni. Il governo ha adottato misure di austerità che hanno comunque salvaguardato la spesa sociale, non avendo dilapidato soldi per ricapitalizzare le banche. Tutta l’economia si è ridimensionata tornando a proporzioni reali, in un Paese con una superficie di 103 mila chilometri quadrati e 320mila abitanti. Le persone hanno un lavoro e dei risparmi sicuri, pagano meno per la casa e non si indebitano perché nessuno gli presta dei soldi.
L’Islanda di oggi è la prova che una democrazia popolare in cui ogni cittadino può portare il proprio contributo indipendentemente dallo stato sociale, ideologie, natura, sesso, è possibile. E c’è da scommettere che non sono pochi quelli che hanno da imparare da questa piccola, magica realtà.





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