Irlandesi, tutti a bordo della Jeanie Johnston

Jeanie Johnston. E’ questo il nome dell’imponente veliero noto per aver traghettato migliaia di emigranti irlandesi verso il Nord America tra il 1848 e il 1855. A causa della grave carestia che colpì l’Irlanda del Sud, infatti, furono ben 16 i viaggi della Johnston tra le due sponde dell’Oceano.
Oggi, invece, il veliero è diventato un’attrazione turistica. Un’esemplare simile, infatti, è ancorato nel porto di Dublino. Meta di migliaia di turisti, ansiosi di conoscere gli orrori della miseria e del dolore che indusse oltre un milione di persone a lasciare l’Irlanda.
Lo scorso 3 agosto, però, la Jeanie Johnston era stracolma, ma non di turisti. Centinaia di giovani l’hanno utilizzata per mettere in scena una manifestazione contro il governo accusato di non preoccuparsi dei molti laureati costretti a lasciare il paese in cerca di lavoro.
Secondo l’Irish Economic and Social Reasearch Institute, infatti, se il problema non viene affrontato dalle istituzioni, oltre 200.000 giovani potrebbero essere costretti a emigrare da qui al 2015. I più colpiti sono gli under 25.
WEST ha intervistato una di questi laureati che ha preso parte alla manifestazione. Si chiama Roisín O Grady ed ha 24 anni.

WEST: Qual è la tua situazione al momento?

R.O GRADY: Sono una stagista non retribuita.

WEST: Qual è il tuo lavoro ideale?

R.O GRADY: Mi piacerebbe lavorare in un ONG, anche se non so esattamente in quale ruolo. Forse come ricercatore se il progetto dovesse essere interessante o come esperto di comunicazione.

WEST: Visto che sei uno stagista non retribuito come riesci a mantenerti in Irlanda, uno dei paesi più cari d’Europa?

R.O GRADY: Infatti, posso permettermi di lavorare senza alcuna retribuzione perché vivo a casa dei miei genitori. Spendo poco e sono loro a mantenermi. Sono abbastanza convinta di dover lavorare gratuitamente pur di fare esperienza. Molti miei coetanei fanno lo stesso. Inoltre, non usufruisco dei benifici sociali statali perché vivo in famiglia ed ho meno di 25 anni.

WEST: Quindi che progetti hai, pensi lavorare sempre senza essere pagata?

R.O GRADY: Penso di trasferirmi in Canada. Visto che qui non ci sono prospettive di lavoro. Ho voglia di viaggiare e poi si tratta di un paese anglofono. Inoltre, non ci sono grossi problemi per ottenere un visto di lavoro. Quando sarò lì penso di lavorare e viaggiare. Mi sento obbligata a emigrare. Qui in Irlanda c’è un forte pessimismo e tra i laureati come me prevale un terribile senso di frustazione.

WEST: Sei preoccupata per il tuo futuro e per quello della tua nazione ?

R.O GRADY: Non proprio preoccupata. Sono, però, sicura che, al momento, l’Irlanda non è il posto dove voglio vivere. Mi sembra che tutto il paese sia ossessionato dall’attuale crisi economica che viviamo, ma manca la voglia di voler costruire una società più giusta ed equa. Prevale un forte individualismo e nessun sembra interessato a imparare dagli errori fatti per creare un sistema migliore per tutti.

WEST: Come giudichi l’impegno del governo nei confronti dei laureati come te?

R.O GRADY: Mi sembra che il governo non stia facendo nulla per noi. Il blocco delle assunzioni nel settore pubblico implica che nessun dei miei coetanei avrà la possibilità di fare questo lavoro. Mi innervosisce sentire dire “abbiamo speso in modo sconsiderato negli anni del boom e adesso è tempo di tagli”. Peccato che io non ho affatto speso in modo sconsiderato. Anzi. Ho solo studiato tanto per ottenere un lavoro. E adesso siamo noi giovani a pagare il prezzo più alto. La verità è che la stessa logica della competitività economica e della crescita per il bene della crescita, che ci ha portati in questa situzione, viene utilizzata per giustificare la nostra esclusione dal mercato del lavoro.