Cattedre in sciopero

Spuntano fuori da ogni angolo della piazza dell’Opera e dalla bocca della metropolitana, ben riconoscibili grazie alle loro magliette verdi. I docenti di Madrid non si arrendono. Ognuno porta sottobraccio una sedia e un bloc-notes per prendere appunti. Contro i tagli all’educazione pubblica della Comunità di Madrid che causeranno la perdita di almeno 3.000 impieghi secondo i sindacati e all’aumento delle ore lavorative da 18 a 20, i professori scendono in campo con una nuova iniziativa. Ogni martedì e mercoledì le aule si spostano in piazza. “L’istruzione é per tutti”, rivendica uno striscione. A qualche centinaio di metri di distanza, si snoda un corteo di oltre 2.000 insegnanti che chiede alla presidentessa della Comunità, Esperanza Aguirre, di invertire le quote sottratte agli stipendi per le tre anteriori giornate di sciopero nella scuola pubblica. Il Governo regionale respinge le cifre fornite dai sindacati, ma ammette che saranno in
1.000 a perdere il posto di lavoro.

Divisi in commissioni, i docenti cercano di spiegare che non stanno lottando solo per rivendicare migliori condizioni di lavoro, ma soprattutto per la qualità della scuola pubblica. Le associazioni di genitori, dal canto loro, hanno deciso di appoggiare la causa.
Il calendario di protesta dei circa 31.000 professori madrileni ha già fissato nuove date per scendere in piazza: il 4, 5 e 20 ottobre. La soluzione del conflitto continua a sembrare lontana. La pubblica amministrazione accusa i sindacati di non voler negoziare e di fomentare uno sciopero “selvaggio che priva migliaia di alunni del diritto all’istruzione”, come ha affermato questa mattina l’assessore alla pubblica istruzione della Comunità, Lucía Figar.

Anche se la partecipazione dei docenti alle tre giornate di sciopero della settimana scorsa é stata alta (un 80% secondo i sindacati), la presidentessa del Governo regionale continua a minimizzare gli scontri e a negare tagli al budget. Appena la settimana scorsa, Aguirre ha inaugurato un programma di scuola superiore di “eccellenza” per i migliori alunni della Comunità, tra le accuse da parte di professori e pedagoghi di voler creare segregazione tra i giovani. La contestata politica ha dato un passo oltre nel suo scontro con i difensori dell’insegnamento pubblico, dichiarando che “l’istruzione non dev’essere necessariamente gratuita in tutte le sue fasi”.