Spagna, falso allarme

Nonostante la grave crisi economica e il rischio default, la Spagna sta affrontando nel miglior modo possibile questa difficile fase storica. Passeggiando per le vie di Madrid o Barcellona non pensi affatto “questo posto sta andando a pezzi”. Semmai il contrario. Le strade brulicano di persone che affollano caffè, tapas bar, taverne, parchi e piazze. Il sistema dei trasporti è efficiente e puntuale. In piu’, a differenza di quasi 50 mln di americani, tutti i cittadini della penisola hanno diritto ad un’assistenza sanitaria gratuita.

Insomma, per il Regno di Juan Carlos il futuro non é necessariamente a tinte fosche. Non foss’altro perché puo’ ancora  contare su una forza lavoro altamente qualificata, un clima ideale, paesaggi da sogno e spiagge che la rendono un luogo di culto per gli altri Europei. A cui si aggiunge un know-how in tema di enegie rinnovabili che non ha rivali in Europa. Inoltre, dato il suo passato coloniale beneficia di un forte legame con le economie in rapida crescita dell’America latina. Infine, non bisogna dimenticare che se la Primavera Araba si rivelerà tale, é evidente che per ragioni geografiche (le sua coste sono a soli 36 miglia dalle coste marocchine) la Spagna potrebbe trarre beneficio anche dalla rinascita dei Paesi del Maghreb.

Certo, per un governo socialista come quello di Zapatero, così come per gli altri partiti social democratici del Vecchio Continente, questa crisi puo’ essere un importante giro di boa. Visto che li ha aiutati a comprendere i limiti dei precedenti modelli di sviluppo economico che, come negli Stati Uniti, erano troppo dipendenti da vere e proprie “bolle” come quella immobiliare e finanziaria, dall’iper-consumismo e dal debito pubblico e privato. L’Europa é costretta dunque a trovare un sistema  maggiormente sostenibile, ed è proprio in questo contesto che la spinta del governo tedesco verso ciò che è stato etichettato come “austerity” deve essere compreso.

Lust but not least, é importante ricordare che la Vecchia Europa in realtà è ancora piuttosto giovane. L’attuale configurazione dell’Unione Europea con 27 stati membri risale solo al 2007, e l’euro al 2002. Dal primo governo americano nel 1789, ci sono voluti all’incirca 80 anni ed una guerra civile per rendere solida l’unione, inclusa l’adozione di una moneta unica. La nuova traiettoria europea può metterci un decennio o più a venire fuori.