Editoriale
USA-Messico: più ingressi, meno clandestini
Una rivoluzione di rare dimensioni sta cambiando il volto e la natura dell’immigrazione d’Oltreatlantico. L’immenso fiume di clandestini messicani che per decenni ha travolto barriere e divieti di ogni tipo, inondando di braccia la ricca , e famelica, economia nordamericana, si è, di colpo, arrestato. Fin quasi a prosciugarsi.Tra il 2010 ed i primi mesi del 2011, infatti, per la prima volta in sessanta anni, il saldo netto dei flussi migratori Messico-Usa è sceso a zero. Se non addirittura sotto zero, come ipotizza da Princeton il grande specialista della materia Douglas S. Massey.
Un cambiamento che i numeri spiegano più e meglio delle parole. Nel 2010 gli illegali messicani bord crossers e visa violators sono stati 100mila contro i quasi 600mila registrati, in media, tra il 2000 ed il 2004. Contemporaneamente gli uffici statistici di Città del Messico hanno censito, sul territorio nazionale, 4 milioni di presenze in più rispetto a quelle in precedenza ipotizzate in base ai trend storici dell’emigrazione al Norte. Come è avvenuto tutto ciò e, soprattutto, perché le porte del più grande vettore mondiale dell’immigrazione clandestina si sono messe a girare al contrario? In primo luogo per l’aumento del reddito delle famiglie messicane ( + 45% rispetto al 2000) e dal parallelo innalzamento del livello medio nazionale dell’istruzione. Un contesto che oggettivamente riduce “l’utilità marginale” dell’emigrazione offrendo, al contempo, nuove e maggiori opportunità di impiego soprattutto per i neo qualificati. Ma il cambiamento economico avrebbe avuto esiti limitati senza il profondo, strutturale mutamento demografico legato al vertiginoso calo nel numero delle nascite: dai 6,8 figli del 1970 ai 2 di oggi. Ma il numero dei mojado illegali difficilmente sarebbe sceso ai livelli attuali senza una terza e non meno importante ragione: il cambio di rotta deciso dall’immigration statunitense. Che anziché limitarsi a proibire e sanzionare, come era avvenuto per anni, ha deciso di premiare i regolari con l’accelerata agevolazione degli obblighi burocratici per l’ottenimento dei visti, l’aumento delle quote degli ingressi consentiti ed una robusta facilitazione dei ricongiungimenti familiari. Se andare e venire diventa possibile e più semplice forse, devono essersi detto a Washington, riusciamo ad eliminare il perverso meccanismo che nel passato obbligava molti a venire ma per restare, foss’anche in clandestinità.





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