Editoriale
Il welfare non cura le diseguaglianze
Gli inglesi accettano i pesanti tagli varati dal governo Cameron con l’ormai famosa Spending Review. Una novità che, soprattutto all’indomani delle violente manifestazioni studentesche, ha bisogno di essere spiegata. Partiamo dai dati della recente indagine condotta dal National Centre for Social Research (NatCen). Dalla quale emerge che una rilevante maggioranza dei sudditi di Sua Maestà è convinta che il governo debba destinare meno risorse pubbliche al welfare. Un cambiamento dell’orientamento dell’opinione pubblica tanto più rilevante se si considera che nel 1991, alla fine del ciclo tatcheriano, la percentuale dei favorevoli ad un ampliamento del sistema di welfare era pari al 58% contro il 27% di oggi. Mentre continua però ad essere molto forte la maggioranza dei cittadini (78%) che considera la disuguaglianza tra le fasce di reddito più alte e quelle più basse troppo elevata.
In sostanza, tatcheriani o meno, gli inglesi percepiscono la malattia ma non credono più nella cura. Il welfare non basta a ridurre la forbice della disuguaglianza sociale. Fornendo in questo modo un’ulteriore testimonianza delle ragioni della vittoria dei conservatori alle ultime elezioni.
Emerge, dunque, un elettorato che crede nel progetto della big society di Cameron nella quale i cittadini ricoprono un ruolo più attivo nella loro comunità. Un’opinione perfettamente sfruttata dai conservatori per dare nuovo vigore all’orgoglio british e ridimensionare drasticamente il ruolo dello stato nella società attraverso la decentralizzazione del potere e la riduzione delle spese assistenziali.
Ma cosa ha indotto gli inglesi se non ad apprezzare, quantomeno a tollerare, in così poco tempo, il new deal del governo Lib-Con?
Da un lato una risposta la si potrebbe trovare nella paura diffusa di un alto deficit di bilancio emersa prepotentemente nel 2010 con i casi Grecia e Irlanda. Dall’altro si può considerare efficace la campagna denigratoria dei liberali di Nick Clegg contro i laburisti e i loro eccessi di bilancio. Inoltre si conferma la percezione diffusa che il sistema di welfare, implementato da Blair, non abbia dato i risultati sperati e promessi in termini di riduzione della disuguaglianza.
A tale riguardo è più che eloquente il dato secondo cui il 54% degli intervistati è convinto che la forbice ricchi-poveri può essere ridotta magari aumentando il salario minimo, ma di certo non incrementando i benefici per i disoccupati.





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