Il sindaco sceriffo e il medico paziente

di Guido Bolaffi - 23.02.2016
Il sindaco sceriffo e il medico paziente
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Sono in molti a ritenere che siano solo due le cause del successo o dell’insuccesso delle politiche di integrazione degli immigrati: la chiusura culturale di chi accoglie o, all’opposto, l’irragionevolezza delle richieste dei nuovi arrivati. Un’alternativa falsa e priva di scampo perché ignora che in questa, come in tante altre complicate questioni dell’agire sociale, molto se non tutto dipende da quella piccola cosa che si chiama buon senso.

Prendiamo, ad esempio, l’ultimo ma assai emblematico caso di Charlon-sur-Saone. Ricca cittadina di provincia della Borgogna francese assurta agli onori della cronaca nazionale per gli esiti diametralmente opposti prodotti dalle  strategie adottate nei confronti della popolazione immigrata dalla giunta comunale e dalla direzione del locale ospedale. Il perché è presto detto.

La  prima, in nome di una rigida, astratta applicazione del principio della laicità previsto dalla legislazione transalpina, poche settimana fa ha votato la cancellazione dai menu scolastici dei pasti con cibi alternativi a quelli a base di  maiale. Innescando conflitti e gravi tensioni pagate, tra l’altro e senza colpa, dai piccoli immigrati figli di famiglie musulmane.

La seconda, invece, in base al principio semplice quanto saggio “de ne pas faire figurer comme un problème c’est qui n’en est pas un” ha scelto, a condizione che la disponibilità di personale lo consentisse e non ne risentisse il buon funzionamento del nosocomio, di accogliere, ad esempio, le richieste “particolari” delle degenti immigrate del reparto di ostetricia e di speciali procedure funerarie per i pazienti di fede musulmana deceduti. Dimostrando che con un pizzico di intelligenza e, soprattutto di buon senso, l’integrazione ragionevole tra chi c’è e chi arriva non è una chimera ma un obbiettivo a portata di mano.

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