Il rifugiato al servizio del rifugiato

Si chiama Nautilus. E’ un progetto di successo che punta a favorire l’integrazione socio-lavorativa dei richidenti asilo in Italia.. Per saperne di più West ha contattato il Prof. Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione e direttore del Dipartimento Ricerca Sociale dell’Università “La Sapienza” di Roma che ha condotto nell’ambito di questa iniziativa una dettagliata ricerca sui “profili migratori” in Italia.

1. Può spiegarci che cos’è  Nautilus? Quali sono i principali obiettivi?

Il progetto ha lo scopo di migliorare l’efficienza del sistema nazionale di asilo, tramite la realizzazione di 12 sportelli di contatto dislocati su tutto il territorio nazionale dedicati all’orientamento e all’informazione dei servizi disponibili per i richiedenti di protezione internazionale.
Attraverso un approccio integrato e sistemico si è scelto di mettere in contatto agenzie formali e informali, servizi nazionali e locali: un’azione progettata al fine di promuovere l’integrazione dei servizi offerti e di creare un collegamento tra i Centri di accoglienza per i richiedenti asilo, la rete SPRAR (Servizio Centrale del Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e tutte le realtà e i soggetti del territorio interessati dal fenomeno.

Un’altra importante attività promossa dal progetto, svolta dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, ha permesso, attraverso la realizzazione di un questionario strutturato, la raccolta di numerose informazioni sui richiedenti e sui titolari di protezione internazionale per realizzare una banca dati in grado di offrire ai beneficiari sostegno e accompagnamento verso i servizi del territorio adeguati alle loro specifiche esigenze.

Un’attività di ricerca che, osservando anche gli interessi e le aspettative dei protagonisti del progetto, ha cercato di individuare “i profili migratori” dei richiedenti di protezione internazionale come indicato dalla Commissione Europea e che ha permesso di costruire una base conoscitiva indispensabile per un’efficace politica di integrazione. Sono stati raccolti, inoltre, anche informazioni su altri aspetti fondamentali della vita degli intervistati: il rapporto con la salute e l’offerta sanitaria, le condizioni abitative, le principali difficoltà incontrate all’arrivo in Italia, l’efficienza delle reti di relazione e di supporto.

E’ stato indispensabile realizzare due momenti di formazione per gli operatori e i mediatori culturali su molteplici argomenti: dalla presentazione del progetto, all’approfondimento sulla normativa italiana in materia di asilo e sul funzionamento locale del mercato del lavoro.

Il Progetto Nautilus dall’accoglienza all’integrazione è finanziato dal Fondo Europeo per i Rifugiati e dal Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno ed è promosso da Connecting People, soggetto capofila, in partnership con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, il Consorzio Mestieri e l’AICCRE.

2. Quali sono stati i risultati più rilevanti di questa iniziativa?

Sicuramente il principale risultato del Progetto Nautilus dall’accoglienza all’integrazione è la realizzazione di 12 sportelli di contatto dislocati su tutto il territorio nazionale – da Gradisca d’Isonzo sino a Trapani – nei quali circa trenta operatori formati appositamente per l’orientamento e l’informazione accolgono i titolari di protezione internazionale, i richiedenti asilo e i rifugiati. E’ importante sottolineare che circa la metà degli operatori sono rifugiati.

Il Dipartimento – che da anni è impegnato nell’analisi della rappresentazione del fenomeno migratorio nei media di informazione – ha organizzato e realizzato un tavolo di lavoro dal titolo “L’immagine dei richiedenti di protezione internazionale nei media di informazione italiani”. E’ stata l’occasione per stimolare il confronto tra i rappresentanti del mondo del giornalismo, le associazioni e gli enti che si occupano a vario titolo dei richiedenti di protezione internazionale, docenti ed esperti con l’obiettivo di individuare proposte operative di intervento e di collaborazione sul rapporto tra i media di informazione e l’immigrazione. L’iniziativa, che ha suscitato l’interesse di diverse realtà del territorio romano, ha permesso di raccogliere da un lato problematiche e criticità del giornalismo nella descrizione del fenomeno e, dall’altra, le esigenze e le perplessità di chi, lavorando operativamente su un fenomeno e una realtà importante e attuale come quella dell’accoglienza e dell’integrazione dei richiedenti e dei titolari di protezione internazionale chiede un’attenzione maggiore per una adeguata informazione.

3. Quali sono le novità del nuovo progetto Nautilus2?

Il Progetto Nautilus 2 intende anzitutto approfondire e valorizzare il lavoro svolto nel progetto precedente, proprio per rafforzare le politiche di accoglienza e renderle quanto più in linea con le esigenze emerse dai beneficiari di protezione internazionale. Il gruppo di lavoro coordinato da Connecting People è composto dagli stessi soggetti di Nautilus1 con il contributo del consorzio Interpreti Traduttori Consorziati.
Anche quest’anno si provvederà alla somministrazione dei questionari nei diversi sportelli di contatto per approfondire il lavoro di raccolta e di analisi delle informazioni sui richiedenti e titolari di protezione internazionale. Oltre ad un aggiornamento dello strumento sulla base delle evidenze empiriche emerse dalla rilevazione dello scorso anno, ci sarà un maggiore investimento sulla formazione, la cui organizzazione sarà a cura del mio Dipartimento, con lezioni frontali, seminari e workshop in materia di asilo e di educazione alla cittadinanza rivolti agli operatori di sportello e a coloro che saranno coinvolti negli uffici di contatto. Sarà indispensabile, infine, realizzare un tavolo di lavoro sulla comunicazione, terreno sul quale c’è ancora da lavorare.