Con le celebrazioni del ventesimo anniversario dell’unificazione tedesca, ha ripreso vigore il controverso dibattito sul gap economico tra Germania dell’Est e quella dell’Ovest.
Negli ultimi vent’anni il Pil nominale dell’ex Repubblica Democratica Tedesca (DDR) è raddoppiato; il reddito è cresciuto del 50%; sono state create moderne infrastrutture e i centri storici accuratamente rinnovati.
Tuttavia se si mette a confronto l’attuale stato di salute della parte orientale rispetto a quella occidentale lo scenario cambia drasticamente.
Sebbene Thomas de Maiziere, Ministro Federale dell’interno e Commissario per gli Affari Generali, abbia recentemente sottolineato che la crescita economica dell’Est è pari al 72% di quella della Germania occidentale, i più scettici segnalano un trasferimento finanziario di 1,3 miliardi di euro da Ovest a Est negli ultimi vent’anni. Senza contare che la parte orientale, che include Berlino, riceve ancora un finanziamento annuale di 70/80 miliardi di euro, principalmente sotto forma di sussidi per l’assistenza sociale. A conti fatti un quinto dei soldi spesi per l’Est sono stati economicamente prodotti dall’Ovest. Quanto basta per sostenere, secondo Joachim Ragnitz, economista dell’Istituto Ifo, che ancora oggi l’ex DDR non è autosufficiente.
Ragnitz attribuisce il divario alla scarsa produttività del lavoro, che si è ridotta pesantemente nell’ultima decade. “L’economia dell’Est, sostiene l’economista, si basa principalmente sull’agricoltura, mentre le industrie ad alta produttività sono pressoché assenti”. Tant’è che, secondo l’ufficio statistico federale, nel 2009 il livello salariale degli occupati a tempo pieno nella parte orientale era pari ai ¾ di quello dei loro omologhi occidentali. A questo va aggiunto che ben il 17% della popolazione della Germania dell’Est beneficia di sussidi di disoccupazione. Una cifra pari al doppio di quella registrata nel periodo pre-unificazione.
Ulrich Blum, presidente dell’Istituto per la Ricerca Economica di Halle (IWH), sottolinea, inoltre, che il tasso di occupazione nel settore pubblico è di gran lunga superiore a quella registrato nella Germania occidentale. Tuttavia, secondo Blum, non bisogna dimenticare che il Governo ha fatto molto per cambiare tale scenario: incentivando la nascita nell’ex territorio comunista di nuove infrastrutture dedicate alla ricerca, università, imprese innovative e ad alta produttività, come l’industria dei micro-chip o quella per lo sviluppo di tecnologie avanzate per le energie rinnovabili.
Nonostante ciò, secondo le stime governative, la Germania dell’Est sarà in grado di raggiungere il livello economico dei Lander meno sviluppati dell’Ovest soltanto nel 2020. Stime che, peraltro, potrebbero essere viziate dall’evoluzione dello scenario demografico e migratorio. Visto che non si arresta il flusso migratorio verso ovest e si registra un costante calo delle nascite nella parte orientale.





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