Cambia il libretto del lavoro

E’ finalmente una realtà in Francia il c.d. portafoglio delle competenze. Un nuovo strumento per raccontare di se e delle proprie qualifiche, specialmente nel campo del sociale e del volontariato. Una novità figlia del lavoro svolto da un gruppo costituito presso il Ministero dell’Istruzione, della gioventù e della vita comunitaria e che riunisce una serie di associazioni, esperti e centri per il lavoro.

Il documento proposto dal Ministero comprende 18 schede che riportano domande molto dettagliate a cui il volontario è chiamato a rispondere per fornire un quadro completo delle conoscenze acquisite nei diversi ambiti del lavoro di volontariato (ambito organizzativo, direzione dei progetti, animazione, raccolta fondi, ecc.). Il Ministero dell’istruzione francese, guidato oggi da Luc Chatel, è stato molto attivo quest’anno nell’ambito delle iniziative di promozione del volontariato, specialmente tra i giovani: non a caso presso il ministero è stato creato nell’ottobre scorso il Consiglio superiore alla vita della comunità. L’importanza di questa materia in Francia è anche evidenziata dalla nomina di Jeannette Bougrab, quale Segretario di Stato per la gioventù e il volontario.

Questa novità va proprio nel senso suggerito dall’Unione Europea nell’anno del volontariato che nella sua comunicazione del settembre scorso annunciava il “passaporto europeo delle competenze”, quale strumento di certificazione delle diverse professionalità acquisite attraverso l’attività di volontariato e di impegno sociale. La Commissione infatti sta lavorando a una proposta di raccomandazione del Consiglio riguardante la convalida dell’apprendimento non formale e informale, che tenga conto della dimensione del volontariato.

Sul piano pratico, le esperienze di lavoro volontario e le competenze acquisite con il volontariato possono figurare nei documenti Europass20 e saranno inserite nel futuro “passaporto europeo delle competenze”. L’idea del “passaporto”, più di quella di “portafoglio”, rende probabilmente meglio la necessità di creare un documento che sia spendibile nei diversi Paesi dell’UE e non riconducibile solo alla modalità di presentazione di un singolo Paese.

Da dicembre è anche partito il progetto Europeo “Soocle Commun pour les pratiques pedagogiques dans l’education formelle et non formelle” promosso, con l’Associazione italiana Idee per l’Educazione e un network associativo che comprende realtà di Francia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania, Spagna. Il progetto intende promuovere in Europa una piattaforma comune per la valorizzazione dell’educazione non formale nei processi formativi globali delle persone. Cò permetterà di condividere pratiche educative a livello europeo dentro e fuori la scuola, capaci di aumentare le opportunità di mobilità degli educatori e di innovare le pratiche educative, che troppo spesso sembrano ancora legate ad un insegnamento teorico e nozionistico.