L’invecchiamento della popolazione è destinato ad avere un forte e crescente impatto sui sistemi di welfare del Vecchio Continente. Al punto che, in un’area considerata da sempre di esclusiva competenza della spesa pubblica, potrebbero crescere, in maniera significativa, gli investimenti privati. Sono già numerose, infatti, le compagnie di assicurazioni che hanno fiutato il business del Long Term Care (LTC).
Quello dell’assistenza agli anziani non autosufficienti è un caso quanto mai emblematico. Anche se negli ultimi anni molti governi hanno effettuato passi avanti nel processo di espansione dell’assistenza a questa categoria di cittadini, sono però sempre più numerosi gli ostacoli e le difficoltà per quanto riguarda la sua sostenibilità.
Il problema che accumuna tutti i governi è semplice: il rapporto tra la domanda di assistenza e le risorse pubbliche disponibili è inversamente proporzionale. Più aumenta la prima e più diminuiscono le seconde.
Ecco perché, in questo complicato rebus del XXI secolo, si sono prepotentemente inseriti i mercati assicurativi privati. La popolazione over-65 anni è, oramai, il maggior bacino di utenza potenziale di questi piccoli, medi e grandi colossi finanziari che stanno crescendo a poco a poco in tutti i paesi sviluppati (eccezion fatta per l’area scandinava e il Lussemburgo). Basti pensare, ad esempio, alla recentissima proposta avanzata dalla Camera dei deputati francese di finanziare, in futuro, l’accompagnamento per gli anziani non autosufficienti attraverso un sistema assicurativo obbligatorio per tutti gli over-50.
Questa nuova frontiera del business riguarda, da tempo, soprattutto due mercati: quello francese e quello statunitense con, rispettivamente circa 10 e 5 milioni di assicurati. Il fenomeno si sta diffondendo rapidamente anche in molti altri paesi: oltre al Giappone, pure in Canada e, tra i paesi dell’Unione Europea, soprattutto in Spagna, Italia e Belgio.
Non bisogna stupirsi, perciò, se potenti lobby assicurative premono, direttamente o indirettamente, sulle autorità pubbliche per avere maggiori spazi di manovra e realizzare le condizioni per la privatizzazione del welfare. C’è dunque da scommettere che questa tendenza alla liberalizzazione dei servizi sociali non tarderà a realizzarsi.
Giusto? Sbagliato? Chissà. Sarà forse una soluzione obbligata ma che per far rima con “giustizia sociale” dovrà richiedere una regolamentazione chiara e disciplinata da parte dello Stato.
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