Chissà quanti in Europa sanno cos’è Kältebus. Eppure è una condizione di vita per gli oltre 4 mila senza tetto di Berlino.
Ne parliamo con la signora Ortrud Wohlwend, responsabile del Kältebus della Berliner Stadtmission, la più grande tra le associazioni che gestiscono i centri per l’emergenza freddo.
“Il Kältehilfe (l’emergenza freddo, N.d.r.) prevede due servizi: da un lato ci sono i centri di accoglienza notturna, dall’altro il Kältebus. Inizia il primo novembre per terminare il 31 marzo; a meno che non ci sia un freddo tale che viene ulteriormente prolungato. Il Kältebus è attivo dal 1994, ed è in funzione dalle 21 alle 3-4 di mattina”.
Cosa fa concretamente il bus?
“Ogni notte, il nostro bus gira per la città andando a prendere quelle persone che non hanno più energia per tornare al loro centro di accoglienza, perché sono stanche o magari troppo ubriache, evitando in questo modo il rischio che possano morire di freddo. C’è un numero di telefono, per cui l’utente può chiamare direttamente per richiedere aiuto. D’altra parte, ci sono molte persone che non vogliono avere un posto letto in un centro; i nostri operatori svolgono, in questi casi, una sorta di monitoraggio: vanno nei posti dove, di solito, i senza dimora passano la notte: tengono loro compagnia per un po’, magari fumano una sigaretta insieme, bevono un the caldo, verificano le loro condizioni di salute… insomma, cercano di stabilire un contatto. Che poi può diventare una relazione di fiducia, per cui capita che l’utente, dopo un po’ di tempo, accetti di essere accolto in un centro”.
Succede che a chiamare il Kältebus siano anche i passanti, e non solo gli utenti, per segnalare una situazione di potenziale pericolo?
“Capita molto spesso. I berlinesi hanno un forte senso della responsabilità, e ne è prova l’ampia partecipazione alla campagna di finanziamento via sms. Ma anche il mondo economico e commerciale aiuta la nostra emergenza freddo: alcuni alberghi forniscono la colazione e la cena, e ci sono anche delle società di assicurazione che ci finanziano, e permettono di acquistare delle medicine (a volte molto costose) che forniamo agli utenti che ne hanno bisogno”.
Il centro di accoglienza della Berliner Stadtmission si trova vicino alla stazione centrale. Questo rappresenta sicuramente un vantaggio per i senzatetto, che possono raggiungerlo facilmente, a differenza di quanto accade a Roma, per esempio, dove dal 2009 i centri di accoglienza sono stati “decentrati” nelle periferie. Inoltre, anche chi non ha un posto-letto, può andare al centro per cenare, riscaldarsi e farsi una doccia. Non c’è bisogno di un documento per essere accolti, ma ci sono naturalmente delle regole da rispettare.
La disponibilità è di sessanta posti letto, di cui dieci riservati alle donne. “Il problema – continua la signora Wohlwend – è che già dal primo novembre abbiamo avuto ottanta richieste di accoglienza”.
Che tipo di utenza c’è nel vostro centro?
“Ci sono molte persone anziane, ma devo dire che negli ultimi anni è aumentato anche il numero di giovani. Molti arrivano dai paesi dell’Europa dell’est, in particolare dalla Polonia. Ultimamente ci è capitato il caso di una intera famiglia proveniente dalla Grecia, che era arrivata in Germania da poco tempo, con tutte altre aspettative, e invece si è ritrovata per strada”.
Accanto ai centri di emergenza, la Berliner Stadmission gestisce anche dei Wohnprojekt: si tratta di centri di accoglienza a lungo termine, che possono ospitare fino a 150 persone. “Qui gli utenti sono seguiti personalmente da un operatore per tutta la durata della loro permanenza – ci spiega la signora Wohlwend. C’è anche un servizio di assistenza psicologica; i centri sono aperti h24, e ogni utente può rimanere circa dodici-diciotto mesi”.
Per concludere, ritiene che il problema dei senza fissa dimora sia una vera emergenza per la città?
“Di certo è una situazione che sta diventando sempre più problematica: l’anno scorso abbiamo toccato il record di 180 richieste di accoglienza in una sola notte, e in generale si registra un aumento di quasi il dieci per cento ogni anno. La situazione più delicata riguarda le persone malate, che magari non sono regolarmente presenti in Germania, per cui non possono contare sui servizi sociali e sull’assistenza sanitaria. Tuttavia, c’è un ottimo lavoro di rete: fra le varie associazione, la chiesa evangelica (cui è collegata la Berliner Stadtmission, N.d.r.) e la chiesa cattolica, tutti insieme riusciamo a fronteggiare in maniera efficace il problema, arginando il disagio dei senza fissa dimora e fornendo loro i servizi più importanti”.





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