Forte dei successi ottenuti dai cugini tedeschi alle comunali di Berlino, i Pirati lussemburghesi si sono di recente riuniti a congresso. Con l’obiettivo di tracciare le linee programmatiche per il prossimo futuro. Il presidente Sven Clement, fresco di rielezione alla guida di questo inedito partito, ha indicato la rotta che porta dritta alla tornata elettorale del 2014.
L’aver perso l’appuntamento con le elezioni amministrative dello scorso ottobre non ha scoraggiato i vertici del movimento che sostanzialmente attribuiscono a ragioni economiche la loro mancata partecipazione. Visto che per le comunali non sono previste infatti le stesse sovvenzioni statali che vengono erogate per le politiche. Sven spiega che: “le elezioni non si preparano tre mesi prima dell’appuntamento elettorale, ma bisogna farlo da oggi”.
E da oggi le parole d’ordine sono chiare. Per prima cosa occorre scrollarsi di dosso la definizione di “partito di internet” che restringe troppo il campo d’azione di questa formazione. Di ciò è cosciente il presidente, che, nel corso del congresso, si è trovato più volte a ribadire questo punto, spiegando come gli obiettivi sono molteplici e tutti volti a difendere i diritti fondamentali dei cittadini. Innegabili sono le influenze che tale partito ha tratto dalle prime battaglie, quelle per la rete libera e contro il copyright, ma oggi i pirati sono cresciuti e ai temi classici, legati ad internet, se ne sono aggiunti di nuovi. Ovviamente tutti rigorosamente modellati sull’”orizzontalità”, caratteristica fondamentale del web.
I pirati lussemburghesi hanno a cuore in modo particolare la separazione dello stato dalle comunità religiose e non solo dalla Chiesa cattolica, ma da tutti gli enti confessionali presenti sul territorio nazionale. Altri temi all’ordine del giorno riguardano la volontà di arrivare a sviluppare una democrazia più partecipativa, la condivisione del sapere e la protezione della privacy. Per quanto riguarda la tutela della vita privata, secondo Sven, un grave pericolo è rappresentato dall’eccesso delle telecamere di sorveglianza e soprattutto dagli operatori di telecomunicazione. Tali società hanno l’obbligo di registrare e conservare per sei mesi i dati degli utenti e cosi facendo si è in grado di ricostruire tutti gli spostamenti fisici da loro effettuati.
Questa pratica comporta, secondo i pirati, un’intrusione eccessiva ed ingiustificata nella vita privata dei cittadini che sempre più spesso corrono il rischio di veder trasformato in realtà il Big Brother di orwelliana memoria.
Questi gli obiettivi dei pirati, molte sono però le sfide che dovranno affrontare per dimostrare che sono in grado di abbracciare una rete più grande di quella di internet.





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