I giovani sono stanchi di chiacchiere

Ma che fine ha fatto l’Anno Internazionale della Gioventù (IYY)? A qualcuno é giunta notizia che le Nazioni Unite hanno dedicato il 2011 alle nuove generazioni con tanto di conferenze e dibattiti in tutto il mondo? E dire che nel lanciare l’iniziativa il Segretario Generale Ban Ki-moon aveva chiesto uno sforzo comune a tutti gli Stati per “includere i giovani nelle politiche, nei programmi e nei processi decisionali da cui trarranno vantaggio il loro e il nostro futuro”. Peccato che a conti fatti nulla é cambiato. Nel mondo il 40% degli under 30 non ha lavoro, mentre molti altri sono sotto occupati e percepiscono salari molto bassi. Si intravedono nuove e vecchie forme di schiavitù.

Il mondo adulto pare, almeno in Italia, aver scaricato sul futuro i costi di processi non controllabili, forse non sostenibili, certamente non valutati con l’ottica della responsabilità generazionale. Secondo il Censis, il 42% dei lavoratori dipendenti 25-34enni rischia di percepire una pensione ben più bassa di quella dei loro genitori. E la previsione riguarda i più fortunati, cioè i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro. Ce ne sono poi un milione di autonomi o con contratti atipici e 2 milioni che non studiano né lavorano (cfr. Censis e Unipol, 2011).

Anche nel documento conclusivo dell’IYY di New York emerge l’urgenza di una strategia contro la disoccupazione giovanile: l’idea è di fare dei giovani uno strumento dello sviluppo, il che non è una questione di soldi ma di migliori politiche. Negli atti della General Assembly High-Level Meeting on Youth si raccomanda poi l’elaborazione di una strategia di partnership con e tra i giovani, le organizzazioni, le accademie, i privati, il sistema ONU. La necessità di continuare a promuovere una cultura di dialogo con e tra i giovani come agenti dello sviluppo, inclusione sociale, tolleranza e pace.

Prendere misure in partnership con stakeholders rilevanti per sviluppare un’agenda globale di sviluppo centrato sui giovani. Si alza infine il velo sulla questione irrisolta della partecipazione giovanile persino nella risoluzione finale di Presidenza dove si segnala che “occorre creare effettivi canali di dialogo, cooperazione ed informazione fra i giovani e i decisori”. Non resta che sperare che l’Anno Internazionale delle Cooperative (2012), ufficialmente avviato 48 ore fa dallo stesso Ban Ki-Moon si concluda con piu’ fatti e meno chiacchere.