Ma è proprio vero che la Grecia è sull’orlo del default a causa di un sistema di previdenza e di protezione sociale fin troppo generoso? Manos Matsaganis, docente presso la Facoltà di Economia di Atene, non ha dubbi: la risposta è negativa. Secondo l’esperto, infatti, il rapporto tra l’attuale crisi economica e il Welfare State greco non è così scontato.
Per il professore, dunque, sebbene l’apparato assistenziale ellenico si sia rivelato fallimentare e abbia generato deficit enormi in settori chiave come quello delle pensioni e della salute, continua a ricoprire un ruolo fondamentale per far fronte alle conseguenze innescate dalla crisi. Tuttavia, e qui viene il difficile, il Paese necessita di un rimodellamento istituzionale profondo e radicale.
Purtroppo un tale rimodellamento per quanto necessario è al momento talmente oneroso, considerato il debito, che deve rimanere acquiescente. Ed è in questi termini che si presenta il dilemma greco: default o agonia? Infatti se da un lato il paese semplicemente non sarà capace di onorare i propri impegni debitori, dall’altro il default complicherebbe ancor più una situazione già notevolmente compromessa.
Ma si sa, dopo la tempesta arriva sempre il sole. La settimana scorsa il governo socialista guidato dal Primo Ministro George Papandreou ha raggiunto due importanti risultati. In primo luogo è riuscito ad ottenere la fiducia del Parlamento per attuare le riforme necessarie. Sul versante finanziario invece è riuscito a rinegoziare con le banche francesi i termini per il pagamento del debito.
Alla luce di tali successi, le misure di austerity da adottare dovrebbero puntare a ridurre al minimo gli sprechi e ad eliminare il superfluo dalla spesa pubblica. Privatizzare aziende pubbliche gestite in maniera inefficiente e liberalizzare dei mercati ancora sotto l’egida corporativistica, potrebbe rivelarsi una scelta ben migliore di quella di operare tagli indiscriminati ai sussidi assistenziali. Una tale soluzione, infatti, inciderebbe enormemente sulla classe media e sulla sua capacità di spesa. Un’ altra soluzione che la Grecia, al momento, non può permettersi.





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