Lontano dall’euro, lontano dai guai. Eppure gli ultimi dati sulla povertà infantile in Inghilterra smentiscono questa tesi che ancora oggi sono in tanti a sostenere Oltremanica. Secondo un recente rapporto dell’autorevolissimo Institute for Fiscal Studies (Ifs), entro il 2013 ben 3 milioni di bambini si troveranno in condizioni di assoluta miseria: + 600 mila rispetto a oggi.
A conti fatti entro il 2021 il 24% dei piccoli di Sua Maestà vivrà in una famiglia con un reddito inferiore alla soglia di povertà assoluta. Una percentuale di gran lunga superiore all’ambizioso 10% previsto per quella data dal governo Cameron, come si legge nel Child Poverty Act approvato lo scorso anno. Un fenomeno che peraltro interesserà anche 4,7 milioni di adulti senza figli.
Prendendo atto del calo di benessere più marcato dagli anni Settanta, l’esecutivo inglese ha replicato di avere ereditato dai laburisti una situazione economica disastrosa, aggravata dall’attuale crisi globale. Per l’opposizione, invece, la causa di tutti i mali sono le misure adottate dai conservatori per incoraggiare i disoccupati a trovare lavoro piuttosto che contare sempre sulle sovvenzioni statali.
Dal canto suo, nel comunicato di replica all’analisi dell’Ifs, il Ministro del Lavoro ha chiesto pazienza assicurando che nel lungo periodo la scelta di sopprimere numerosi sussidi di povertà e disoccupazione a favore di un sussidio unico (universal credit) «ridurrà notevolmente la povertà infantile, sarà un incentivo a lavorare e farà superare la soglia della povertà a oltre un milione di persone, 450 mila delle quali bambini».
Nell’attesa Cameron non potrà fare a meno che parare i colpi che, oltre dai Labour, arrivano da più parti. Riguardo alle promesse della coalizione infatti, Paul Johnson, direttore dell’Ifs, ha asserito che c’è «un divario colossale tra la retorica e la realtà». Enti di beneficenza a favore dei bambini, come Save the Children, dichiarano che il Governo «continua a negare la tragica realtà».





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