Il governo Merkel sotto attacco. L’opposizione punta il dito contro le politiche familiari del ministro Kristina Schröder: “basta con i sostegni finanziari alle coppie sposate”, hanno argomentato i deputati di SPD, Grüne e Die Linke. Meglio investire nelle infrastrutture per l’infanzia e implementare i sussidi per i congedi di maternità e di paternità.
Il casus belli è stata una proposta presentata dal partito Die Linke (la sinistra ex-comunista), orientata a un diverso utilizzo dei fondi per le famiglie e respinta dalla maggioranza (non ci sono abbastanza soldi, si è difesa la coalizione di governo). Ma la querelle investe in pieno proprio la concezione della famiglia portata avanti dal ministero e dal governo.
I partiti di opposizione, infatti, ritengono che finora il ministro Schröder abbia diffuso un’immagine obsoleta di questo istituto, “da cartolina”, identificandolo esclusivamente con le coppie convolate a nozze che hanno figli. Senza tener conto della tendenza al cambiamento dei ruoli tradizionali di uomini e donne, né delle diverse forme familiari che caratterizzano la Germania attuale.
“Ma la famiglia esiste là dove le persone assumono, una per l’altra, la responsabilità sociale di vivere insieme”, ha dichiarato la deputata Diana Golze (Die Linke). Tant’è che, ad esempio, sono sempre di più quelle monoparentali. Sullo stesso tono l’intervento di Katja Dörner, deputato del partito verde: il governo ha aumentato il Kindergeld (i finanziamenti per i figli) e gli sgravi fiscali, ma ha lasciato fuori dai suoi provvedimenti le famiglie a reddito più basso, che molto spesso sono costituite da un solo genitore.
“Un pot-pourri di buon umore”, così ha definito le proposte della Linke la deputata cristiano-democratica Dorothee Baär. La politica federale, si è difesa la maggioranza, si occupa di tutti i nuclei. Tuttavia, è “irresponsabile” la concezione della sinistra, che vorrebbe che tutte le donne lavorassero a tempo pieno. “Su questo argomento, noi siamo per la libertà di scelta”, ha concluso la Baär.
La replica non è tardata ad arrivare. “Il ministro Schröder e il governo parlano di libertà di scelta – ha detto l’onorevole Christel Humme, della SPD. – Ma il messaggio che lanciano tutti i sostegni per le neo-mamme promossi dall’esecutivo Merkel è ben diverso: donne, rimanete a casa”.
“Non è vero che il governo ha curato solo le famiglie tradizionali”, è stata la difesa della liberale Nicole Bracht-Bend, che ha sottolineato anche i buoni risultati del programma federale “Männer in Kitas” (uomini negli asili nido). Un esempio evidente di come le accuse avanzate contro il ministro Schröder siano soltanto pure e semplici illazioni.





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