Editoriale
Germania, la potenza dell’economia sociale
La recente tornata elettorale nel Land tedesco del Baden-Wurttenberg ha sancito la vittoria dei Verdi e una vera e propria disfatta per la grosse koalition guidata da Angela Merkel. Una debacle difficile da digirere per la cancelliera. Visto che i conservatori, dopo 58 anni al potere, sono costretti ad abbandonare il timone della regione più ricca di tutta la Germania con una popolazione che sfiora gli 11 mln di persone. Ciò nonostante in vista delle prossime elezioni amministrative (Meckleburgo Pomerania occidentale il 4 settembre) e soprattutto delle politiche del 2013 la signora Mekel potrà almeno puntare sugli innegabili successi economici del suo governo. La Germania, infatti, si conferma ancora oggi la locomotiva del Vecchio Continente. Qual è il segreto di una ripresa senza pari nel resto dell’UE?
La risposta è che i suoi governi, sia di destra che di sinistra, hanno perseguito politiche economiche efficaci, incentivando, in particolare, la produzione manifatturiera e le esportazioni. Come confermò la stessa Merkel quando le venne chiesto dall’allora primo ministro inglese Tony Blair quale fosse il segreto del successo economico della sua nazione: “Mr. Blair, noi ancora produciamo le cose.”
La Germania ha molte aziende che rientrano nella lista di “Fortune 500”, multinazionali con marchi come Volkswagen, Daimler, BMW, Siemens, ThyssenKrupp, e BASF. Ma quello che davvero contraddistingue Berlino è il suo vibrante mittelstand, quelle piccole e medie imprese (PMI) che costituiscono la spina dorsale dell’economia. Circa il 99% di tutte le compagnie tedesche sono PMI (aziende con un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro e un libro paga di meno di 500 lavoratori) e danno occupazione a circa due terzi di tutti i lavoratori tedeschi.
La Germani ha nutrito il suo settore manifatturiero con un rifornimento costante di operai qualificati, tecnici e ingegneri attraverso un effeciente sistema di formazione professionale e apprendistato tecnico. Le aziende inoltre collaborano strettamente con istituti tecnici regionali, spesso sponsorizzando programmi per ottenere i laureati di cui hanno bisogno.
La capacità innovativa delle imprese d’Oltrereno ha dimostrato di essere una fattore determinante per la ripresa economica. Basti pensare che il paese spende attualmente circa il 2,6 per cento del suo PIL in ricerca e sviluppo. Ben al di sopra della media UE del 1,9 per cento. Senza contare che nel 2009 gli investitori e le imprese tedesche hanno registrato circa l’11 per cento dei brevetti in tutto il mondo. E il governo federale ha varato pacchetti di stimolo per alleviare l’onere fiscale per le PMI. Il successo tedesco però non sarebbe tale se non ci fosse quella che non è un azzardo definire democrazia economica. I lavoratori, infatti, rappresentano un aspetto importante per la salute delle imprese e dell’economia.
Ad esempio, gli istituti con nomi oscuri come co-gestione (Mitbestimmung), organi di vigilanza (Aufsichtsrat), e consigli di fabbrica (Betriebsrat) sono stati a dir poco decisivi nel rilanciare la locomotiva tedesca. La co-gestione ha diverse caratteristiche, una delle quali consente ai lavoratori tedeschi impiegati in grandi imprese (più di 2.000 dipendenti) di eleggere il 50 per cento della composizione del consiglio di Amministrazione, e un terzo dei consiglieri nelle piccole imprese (da 500 a 2.000 dipendenti) . E sono gli stessi operai, ad avere il diritto di sorvegliare gli amministratori delegati.
Per le piccole imprese, invece, sono previsti i consigli di fabbrica, attraverso i quali i dipendenti svolgono un ruolo attivo nella gestione delle loro condizioni di lavoro. Ai consigli è dato anche potere di veto su talune scelte di management, nonché diritti di codecisione e consultazione. Senza contare che in questa fase di crisi economica internazionale, molte imprese invece di licenziare milioni di lavoratori, hanno ridotto le ore di tutti i dipendenti. Che così lavorano meno, ma non perdono il posto e guadagnano parte del loro salario grazie a un fondo speciale del governo messo da parte durante tempi più prosperi. In sostanza, anziché l’indennizzo per la disoccupazione, il governo ha pagato gli operai, che hanno così mantenuto il loro lavoro a orario ridotto.
È stata una strategia a dir poco brillante e vantaggioso per tutti: dipendenti, datori di lavoro e casse dello Stato. Alcuni si lamentano del fatto che la Germania sta cercando di ricostruire l’Europa a sua immagine. Potrebbe non essere una cattiva idea. Preparatevi per una nuova Pax Germanica.





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