Tocchi il turco e muori

La legislazione turca espone un professore di storia al costante timore di essere perseguito penalmente per le sue opinioni sugli avvenimenti del 1915 relativi alla popolazione Armena, limitando la sua libertà di espressione in violazione dell’art. 10 della CEDU. E’ quanto ha deciso con sentenza la Corte europea dei Diritti dell’Uomo lo scorso 25 ottobre, richiamando nuovamente l’attenzione sul grado di tutela delle libertà fondamentali in Turchia.

Altug Taner Akçam, turco-tedesco residente ad Ankara, negli anni, in qualità di docente di storia, ha condotto ricerche e pubblicato articoli su quanto accaduto lo scorso secolo agli Armeni dell’impero Ottomano. Com’è noto, per le autorità turche non si trattò di genocidio. Al punto che per alcuni gruppi estremisti ed ultranazionalisti, il semplice ricorso a tale espressione costituisce un vero e proprio oltraggio alla ‘turchicità’. Reato punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni ai sensi dell’art. 301 del codice penale nazionale.

Nell’ottobre del 2006, in un editoriale pubblicato sul quotidiano turco-armeno AGOS, il Prof. Taner Akçam criticò aspramente il processo penale instaurato nei confronti del connazionale Hrant Dink, giornalista del medesimo quotidiano accusato di aver violato proprio l’articolo 301. La pubblicazione costò all’autore ben tre denunce, che si conclusero con un nulla di fatto.

Tuttavia, il professore decise di rivolgersi alla Corte di Strasburgo, lamentando che le accuse rivoltegli avevano destabilizzato la sua vita personale e lavorativa: i media lo definivano ‘spia tedesca’ o ‘traditore’, riceveva lettere di insulti e minacce di morte ed il timore e l’ansia causati da questi avvenimenti lo avevano portato, nel giugno del 2007, ad interrompere le sue scritture sugli Armeni.

Lo scorso ottobre, la Corte ha riconosciuto che, nonostante le modifiche apportate negli ultimi anni, i termini della normativa turca in materia di lesa ‘turchicità’ sono eccessivamente vaghi e non consentono agli individui di regolare le loro condotte o di prevedere le conseguenze dei loro atti. Pertanto, afferma la Corte, l’art. 301 costituisce una continua minaccia alla libertà di espressione garantita dalla CEDU.

Procedimenti sulla base di tale articolo sono stati in passato intentati nei confronti di autori di fama internazionale, quali Orhan Pamuk e Elif Şafak. Nel primo caso, il Ministero della Giustizia non ha concesso l’autorizzazione a procedere, mentre nel secondo, la corte penale di Beyoğlu ha ritenuto che il romanzo ‘La bastarda di Istanbul’ fosse frutto di finzione e pertanto le affermazioni dei suoi protagonisti non potessero costituire un’offesa alla ‘turchicità’.