Editoriale
La Big Society sulle orme delle fondazioni bancarie
Quello che Cameron chiama oggi Big Society, da tempo esiste in Italia sotto altro nome: sono le fondazioni bancarie. Che, soprattutto dopo il processo di dismissione degli investimenti pubblici in ambito sociale, favorito dalla crisi economica, sono diventate le assolute protagoniste dei sistemi locali di welfare.
Nel nostro Paese le fondazioni sono 88 e hanno un patrimonio di 54 miliardi di euro. Ben 47 hanno sede al Nord, 30 al Centro, 11 al Sud. Nel 2010, il 76,7% dell’ avanzo di gestione, pari a 1.366,6 milioni, è stato destinato all’attività filantropica per un totale di 27.084 interventi.
Tra i settori principali che beneficiano di questo flusso di denaro, quelli che riguardano il welfare locale sono essenzialmente tre: Assistenza sociale (12,8% delle erogazioni), Volontariato (9,6%), Famiglia (2,4%) e Salute, esclusi i servizi ospedalieri, (1,8%). Per quanto riguarda i beneficiari, il 26,9% delle risorse va ad altre Fondazioni, il 12,2% ad Associazioni, il 4,7% a Organizzazioni di volontariato, il 3,2% a Cooperative sociali, il 17,9% ad altri enti, soprattutto religiosi. I soggetti pubblici ricevono il 35,1% delle erogazioni.
Come si può vedere, l’esperienza delle Fondazioni costituisce una importante opportunità per le comunità locali. Vi sono però alcune criticità.
Innanzitutto la disparità tra le aree del paese. Al Nord vanno il 70% delle risorse e al Centro il 24,7%. Al Sud solo il 5,4%, perpetrando la tradizionale disuguaglianza nelle opportunità per quest’area già caratterizzata da una forte carenza di servizi pubblici. Quindi il rischio della riproposizione di forme di finanziamento “a pioggia”. Inoltre l’aumento del livello di competizione e frammentazione dei soggetti erogatori di servizi, sia pubblici che privati. Infine la riproposizione di modelli di intervento di tipo assistenziale, laddove le Fondazioni non si dotino di professionalità e strumenti di analisi adeguati. Per ovviare a tutto questo è necessario un processo di programmazione condivisa tra tutti gli attori sul territorio, ognuno con le proprie specificità ma con l’obiettivo di costruire un sistema di welfare unico capace di garantire diritti di cittadinanza diffusi.
[1] La fonte dei dati riportati è l’ACRI, Associazione di fondazioni e Casse di risparmio SpA





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