Più femministe di così si muore!

“Io non sono femminista ma…”. Chi esordisce così di solito è pronta a smentire se stessa nella frase successiva. Ultimamente, però, il femminismo va proprio di moda, spesso per difendere cause che non hanno nulla a che fare con i diritti delle donne. Ecco alcuni esempi.

Variante “Islamo-femminista”

E’ questo l’aggettivo utilizzato dallo scrittore, Mouloud Akkouche, sul quotidiano Rue89, per descrivere il comportamento di Sila Sahin, un’attrice di una serie televisiva tedesca di origine turca, musulmana. Che cosa ha fatto per meritarsi questo appellativo? Ha chiesto la parità di retribuzione? L’equa divisione del lavoro domestico? Una vigorosa politica di lotta contro le violenze sulle donne? Ha sostenuto che le donne non debbano più essere nascoste dietro i cancelli delle moschee? Niente di tutto ciò. Sila Sahin ha posato nuda sulla copertina di Playboy. E questo  sarebbe il simbolo del nuovo islamo-femminismo?

Variante anti-gay

Contemporaneamente l’UMP, il partito Nicolas Sarkozy, è stato costretto a prendere una posizione sulla genitorialità omosessuale sostenuta dal partito socialista d’Oltralpe. Sapete come hanno giustificato il loro niet gli uomini del Presidente francese? In nome della parità naturalmente. E si perché, come hanno sostenuto, “se ci battiamo per la parità, è perché riconosciamo che essa è una dimensione essenziale per preservare la diversità sessuale. Sarebbe paradossale battersi per la parità e considerare che essa non sia rilevante per il cuore della famiglia». Ma l’obiettivo del femminismo non era forse quello di garantire alle donne gli stessi diritti degli uomini? In altri termini, si rivendica l’eguaglianza non la complementarità, che assegnerebbe un ruolo preciso all’uomo e alla donna!

Variante clienti di prostitute

Ai primi di aprile, all’uscita del rapporto parlamentare sulla prostituzione che suggeriva di adottare anche in Francia il modello svedese che punta a punire i clienti, un attore, Philip Caubère, corse freneticamente in tutti i media per rivendicare come le prostitute, che lui frquenta abitualmente, siano la più alta espressione del femminismo. Perché? Attenzione triplo salto mortale indietro con atterraggio su due piedi: essere femminista, secondo lui e per i tanti che condividono la sua teoria, significa essere libero di disporre del proprio corpo. Ergo, farsi pagare per soddisfare i bisogni dell’uomo di turno è una vera e propria conquista per le donne. Si tratta di vedere il problema dalla parte sbagliata del cannocchiale. Visto che la realtà della prostituzione non è affatto questa. Oltre l’80% delle prostitute sono vittime della criminalità organizzata. Strappate dalle loro famiglie nei paesi poveri, indebitate per essere in grado di venire per le strade dei paesi ricchi, ”educate” con la violenza a fare il lavoro, private dei loro documenti e minacciate di rappresaglie sui loro parenti o figli se non rimborsano il loro debito prostituendosi, sono spesso minorenni sul mercato. Allora penalizzare il cliente, complice di questo sistema, a condizione di informare in anticipo come raccomandato nella relazione, non è fare della morale reazionaria come potrebbero far pensare i media, ma si tratta dell’umanesimo e persino dell’assistenza a una persona in pericolo. Il vero problema era  di sapere se lo Stato, sempre più repressivo, avrebbe dato i mezzi, come in Svezia, per realizzare tutto il lavoro di informazione necessario. Un lavoro che ci ha portato a un piccolo numero di casi di carcerazione e ad una diminuzione del numero di stupri. Il massaggio svedese è stato proprio l’opposto di quello che i media hanno fatto passare in Francia: il sesso non è uno stimolo incontrollabile per l’uomo. E se il bisogno si esprime, ci sono molti altri modi per sollevarsi piuttosto che la violenza o il ricorso alla tratta delle donne. Ma qui, i nostri media hanno preferito il gallico Caubère, grande femminista!

Variante “ non c’è più niente da fare”

Un ultimo esempio? “Sì, è vero, la percentuale di donne che ricoprono ruoli apicali nelle nostro istituzioni e nelle nostre imprese è piuttosto marginale, ma è perché loro fanno figli …” Così ha risposto Nicolas Sarkozy, lo scorso 27 aprile, quando durante un’intervista gli chiesero proprio perché il gentil sesso avesse così poco spazio nelle posizioni che contano. D’altronde, lo stesso Presidente in occasione della giornata internazionale dei diritti della donna, aveva affermato che ormai l’altra metà del cielo aveva vinto tute le battaglie in tema di parità. Con questi presupposto, verrebbe quasi voglia di condividere l’ultima trovata di Erici Zemmour che ha recentemente rilanciato la necessità di un ritorno al patriarcato. Ed facile che di questo passo troverà un’utile sponda in quelle femministe auto-proclamate che sono a favore della donna casalinga, della donna pagata il 25% meno del suo collega di sesso maschile e della donna prostituta. Ecco qui il femminismo del terzo millennio.