Inchiesta
3) Paese che vai economia sociale che trovi
In questo momento difficile per l’economia spagnola, il Governo di Madrid ha avviato una consultazione con le c.d. organizzazioni “de Action Social” al fine di individuare linee di collaborazioni per attenuare gli effetti della crisi. Nel “Programa Nacional de Reformas 2011”, incentrato sui problemi finanziari del Paese, si menziona più volte la necessità di una partecipazione e di un coinvolgimento effettivo del Terzo Settore nella realizzazione degli obiettivi lì fissati. Il 14 giugno scorso la Ministra Leire Pajín (Sanità, Politica Sociale e Pari Opportunità) ha incontrato con i massimi esponenti dell’economia sociale spagnola (ONCE, CERMI, Caritas, Croce Rossa e rappresentanze delle ONG) per delineare un protocollo di intesa e incassare il loro sostegno al Programma. In quell’occasione si è anche discusso in merito alla creazione di una Confederazione degli Enti no-profit, come interlocutore unico con la Pubblica Amministrazione e della necessità di approvare una legge quadro del Terzo Settore. Chiaramente però l’incontro è stato incentrato sull’urgenza di interventi nel mercato del lavoro, in favore delle donne e delle persone con disabilità.
All’interno dell’azione di protesta de “los indignados” spagnoli, vanno segnalati gli interessanti sviluppi che si stanno avendo a Santiago, dove a fine giugno i giovani manifestanti hanno chiamato a raccolta, sotto forma di foro pubblico, il mondo associativo locale per proporre e analizzare forma di collaborazione.
Unione Europea
Ancora marginale è il ruolo giocato dall’Unione Europea nel tracciare un cammino comune in tema di economia sociale. Nel 1992 la Commissione Europea aveva presentato 3 proposte di regolamento: una relativa allo statuto della società cooperativa europea, una sullo statuto della mutua europea e una concernente lo statuto dell’Associazione Europea. Dieci anni dopo, nel 2003, soltanto lo statuto della cooperativa europea fu adottato (pdf), mentre le altre due proposte di regolamento furono ritirate nel 2006 dalla stessa Commissione a causa della mancanza di progressi nel processo legislativo. A inizio del 2009 il Parlamento Europeo con una risoluzione ad hoc sull’economia sociale ribadiva l’importanza di questo settore per lo sviluppo dell’Unione ed esortava la Commissione a completare il quadro normativo che riconosce le varie componenti dell’economia sociale. Un risposta in tal senso è arrivata dalla Commissione nell’aprile scorso con la comunicazione “Single Market Act”, nella quale si individuano “dodici leve” per rilanciare la crescita e rafforzare la fiducia nel mercato unico dopo la crisi. Tra queste vi è anche l’economia sociale (punto 2.8 in PDF). L’Esecutivo di Bruxelles si impegna quindi a presentare una nuova proposta di regolamento per le Fondazioni europee, a promuovere la visibilità delle imprese sociali nel mercato unico e indica, inoltre, la necessità di creare fondi di investimento speciali per finanziare iniziative nazionali a carattere sociale. Per il 2011 l’Istituzione si impegna invece a presentare “Social Business Initiative” e una comunicazione sulla Responsabilità Sociale d’Impresa. Per mantenere viva la discussione è stato importante, nel 2007, la proposta del Parlamento Europea, di dichiarare il 2011 Anno Europeo del Volontariato. Sempre all’interno del Parlamento è attivo l’ “Intergruppo sull’economia sociale”.





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