Durezza puritana

Il Governo inglese ha escogitato un sistema originale per sostenere il graduale reinserimento dei carcerati nel mercato del lavoro e, allo stesso tempo, risarcire le vittime. A partire dallo scorso settembre,infatti, è in vigore una norma in base alla quale, nell’ambito dei programmi che permettono ai condannati di lavorare mentre scontano la pena in prigione, una parte delle loro retribuzioni viene devoluto ad un fondo per l’indennizzo delle vittime. Non appena la busta paga di un  lavoratore “a strisce” supera  £20 (circa €23) scatta un prelievo forzoso del 40% sul surplus, che andrà all’ente nazionale “Victim Support”. Secondo le statistiche nel Regno Unito ci sono 87 mila prigionieri, ma solo 9 mila sono impiegati a tempo pieno. Negli ultimi tempi sia il mondo politico che la società civile si stanno interrogando su due fronti. Il primo riguarda l’implementazione dei posti di lavoro. Il secondo l’entità degli stipendi. Perché, dato per assodato che chi sta scontando una pena non deve fare fronte a spese, il salario, per 40 ore settimanali, è raro che superi le £28 (circa €32). È cioè 8 volte inferiore alla retribuzione minima stabilita dalla legge per tutti gli altri lavoratori.