Internet è sul punto di inferire un colpo mortale al proibizionismo come strategia di lotta alla droga. Prova ne è il boom dei cosiddetti “legal high”. Frutto di sconosciute miscele alcune delle quali a base di normalissime erbe, tra cui la lavanda e l’estratto di buccia d’arancia, che hanno caratteristiche simili ai tradizionali stupefacenti tranne il piccolo particolare di non essere illegali. Tanto è vero che di questi prodotti le autorità di polizia sembrano non essere neppure a conoscenza.Un mercato in crescita di cui si è impossesato internet grazie al moltiplicarsi di siti web in cui gli utenti si scambiano opinioni, fissano il rating e la durata degli effetti allucinogeni sperimentati. Un mondo di concorrenza spietata che consente di acquistare queste sostanze nei supermercati online a prezzi stracciati, spesso dieci volti inferiori a quelli della cocaina. Un fenomeno che si traduce in un vero e proprio gioco al gatto e al topo per gli esperti e le forze dell’ordine: non c’è il tempo di individuare e mettere al bando un determinato stupefacente , che già ne spuntano di nuove. Una cruda realtà che dimostra la dispendiosa sterilità della ortodossia proibizionista che da alcuni decenni cerca di mettere fuori gioco questo fenomeno con un proliferare di divieti. Come conferma il recentissimo e assai poco utile rapporto dell’Osservatorio Europeo sulle Droghe in cui le “legal high” non sono neanche citate.





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