Una nazione popolata più da uomini che da donne rischia davvero di trasformarsi in una polveriera sociale? Un quesito quanto mai attuale in questi giorni di forti tensioni nel mondo arabo. Il sociologo Sebastian Lazaroiu non ha dubbi: la risposta è assolutamente affermativa. Secondo lo studioso di origine rumena esiste un rapporto direttamente proporzionale tra un eccessivo numero di giovani e il verificarsi di crisi socio-politiche. Cosa accade quando in uno stato, ad esempio la Romania, ogni anno ci sono più uomini che donne pronti a contrarre matrimonio? Non possono che aumentare esponenzialmente, sostiene Lazaroiu, i casi di violenza sessuale e più in generale si registra un netto incremento di atti criminali. Tale squilibrio del mercato matrimoniale viene chiamato dagli esperti “compressione dei matrimoni”. Un fenomeno che, portato alle estreme conseguenze, può anche rendere l’intero paese estremamente bellicoso. Dal momento che, ad esempio, gli uomini rimasti single potrebbero decidere di ingrossare le fila dell’esercito nazionale.
Una realtà che rischia di complicarsi nei prossimi anni. Secondo le ultime proiezioni, infatti, a Bucarest e dintorni nel 2019 ben 160.000 uomini non riusciranno a convolare a nozze, per la semplice ragione che ci sarà una vera e propria penuria di promesse spose. Come uscire da questo cul de sac?
Non è semplice. Ciò nonostante, un dato è certo. È indispensabile prestare maggiore attenzione all’evoluzione della composizione della popolazione nella maggior parte dei paesi industrializzati. Con la consapevolezza che la demografia incide, e non poco, sui processi politici, sociali ed economici di ogni Stato. Riuscirà il governo rumeno a prenderne atto? Al momento pare proprio di no. Anche se è in buona compagnia in Europa.





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