Bisogna essere grati al coraggioso no del responsabile della Caritas del Veneto don Dino Pistolato nei confronti del decreto del governo sull’ingresso in Italia, quest’anno, di 100mila nuovi immigrati. Perché ha detto ad alta voce ciò che molti pensano, sia pur tra sé e sé. Con una crisi economica che non dà segni di miglioramento, livelli di disoccupazione tra i peggiori degli ultimi decenni ed i redditi che, per i più fortunati, restano al palo, è infatti davvero arduo per la nostra allarmatissima pubblica opinione convincersi della necessità di tante nuove braccia straniere. Un problema che solo una burocrazia lontana dalla realtà e totalmente autoreferenziale può fare finta di non vedere continuando, come fa da vent’anni, con la riffa annuale degli immigrati necessari al mercato.
La verità è che, come dimostra la catena infinita e senza eguali al mondo delle sanatorie varate dal nostro paese, pensare di governare l’immigrazione con lo strumento delle quote annuali è non solo politicamente rischioso ma operativamente inefficace. Un effetto annuncio che aumenta, gratuitamente, il livello già critico dell’allarme sociale e, contemporaneamente, non serve ad imbrigliare l’insaziabile voracità di nuove forze di lavoro da parte di imprenditori e famiglie. Come tutti i fenomeni regolati dalla “mano invisibile del mercato” l’immigrazione, infatti, ha le caratteristiche del mutante. Per questo è difficile da governare. Ma se è vero che nessuno e in nessuna parte del mondo sembra avere la ricetta in tasca, è altresi’ vero che quello dei flussi annuali è un metodo che prima si lascia meglio è. Per fare cosa? Intanto per mettersi seduti e tornare a ragionare. Non fosse altro perché le crescenti tensioni che accompagnano un po’ dovunque questo fenomeno sembrano suggerire alle politiche di immigrazione di non occuparsi più solo dei nuovi arrivi. Ma di allargare gli orizzonti delle loro competenze e parlare anche a coloro che già ci sono. Spesso in gravi difficoltà. Fornendo, ad esempio, sostegni economici e di riqualificazione professionale, accompagnati da messaggi di rassicurazione per i gruppi sociali economicamente e culturalmente più deboli.
P.S. Su West il dibattito è aperto.





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