In tempo di ristrettezze economiche si sa, tutto sembra essere permesso. Sostituire, però, il lavoro dipendente con quello volontario è certamente poco nobile. Pare infatti che, da quando nel Vecchio Continente le casse degli stati non godono di buona salute, questa pratica abbia subito una forte impennata. L’Ufficio europeo contro la povertà (EAPN) mette così in guardia dall’abuso dell’impiego di giovani volontari per sostituire quelli subordinati licenziati a causa della crisi. Una prassi dovuta al fatto che la figura di chi svolge un’attività in modo gratuito manca spesso di un riconoscimento e di precise tutele legali. Se a questo si aggiungono poi le attraenti promesse da parte dei datori di lavoro circa un possibile futuro stipendio, per molti dire di no diventa quasi impossiblie. Tuttavia, proprio nell’anno europeo dedicato al no-profit questo modus operandi rischia di indebolire lo status del volontario e il ruolo dello stato sociale. Visto che l’attività del terzo settore deve essere complementare a quella dei servizi e non alternativa ad essi.





All'interno: