Inghilterra, si riparte dal Sud

Il tasso di disoccupazione in Gran Bretagna registra una sensibile, quanto inaspettata, diminuzione nei primi mesi del 2011. Secondo l’Office for National Statistics il numero totale delle persone senza impiego è diminuito di 17.000 unità attestandosi attorno ai 2.48 milioni. Quanto basta per sperare che, nonostante le drastiche misure adottate dal governo tories per la riduzione del debito pubblico, l’economia inglese abbia ritrovato in se stessa la forza di ripartire. Quello che il governo e il settore pubblico toglie il mondo privato dà. Tant’è che, in base ai dati aggiornati allo scorso marzo, i cittadini che hanno una regolare occupazione sono 29.23 mln, 143.000 in più rispetto al settembre 2010. Un altro segnale significativo è rappresentato dalla forte diminuzione di richieste di sussidi di disoccupazione. A questi segnali positivi si accompagna la caduta del tasso d’inflazione di quasi mezzo punto percentuale: passando cioè da un livello di 4.4% all’attuale 4%.

Da notare inoltre quanto sia significativo il calo della disoccupazione tra le fasce più giovani (16-24 anni) della popolazione: che passa dai 974.000 di Febbraio ai 963.000 di Marzo. Certo la distribuzione geografica dei dati dimostra delle sensibili differenze tra un Nord-Est con il più alto tasso di senza lavoro salito al 10.4%, seguito dalle West Midlands, con un 9.7%. Contro il 5,9% della regione di Londra e del Sud-Est. In generale, l’indipendente  Office for Budget Responsibility  prevede che mediamente la disoccupazione raggiungerà un picco dell’8.2% nel secondo trimestre ridiscendendo nuovamente nei mesi successivi.

Numeri che da un lato confermano come il mercato del lavoro d’Oltremanica sia caratterizzato da una forte mobilità in entrata e in uscita. Dall’altro dimostrano come, proprio grazie a tale flessibilità, i settori industriali del Nord-Est crescano meno del settore terziario dei servizi concentrato prevalentemente nel Sud-Est.

Secondo molti economisti neo-keynesiani le politiche antideficitarie attuate dal governo Cameron avrebbero dovuto fortemente indebolire una già recalcitrante crescita economica. Contrariamente a questa asserzione il trend positivo palesa come la mano invisibile del settore privato sia capace di ridistribuire i lavoratori dai settori sempre meno competitivi (quello industriale del Nord e del Centro) a quelli dove è maggiore il vantaggio comparato britannico (quello del terziario, ossia dei servizi del Sud Est).