Sulla Terra non siamo troppi

La sovrappopolazione rappresenta davvero una grave minaccia per il nostro pianeta? Visto che le risorse naturali non sono infinite, bisogna optare per una crescita controllata? Insomma Robert Malthus aveva torto o ragione? Di certo sappiamo che il trend demografico degli stati industrializzati contraddice la teoria dello studioso inglese. Nel mondo occidentale, infatti, il tasso di fertilità è calato, in alcuni casi anche sotto quella soglia di sostituzione – pari a 2,1 figli per donna – che consentirebbe ad ogni paese il ricambio generazionale senza ricorrere ai flussi migratori.

In Italia, ad esempio, dove nel 2009 il numero medio di nascite per donna è stato di 1,41, l’immigrazione rappresenta un fondamentale elemento di riequilibrio demografico. Una dinamica che nel Bel Paese è fortemente influenzata dall’attuale situazione economica e dalla percezione che le famiglie hanno di essa. Molto spesso, infatti, la composizione del nucleo familiare, e quindi i figli che si intende mettere al mondo, è determinata da scelte oculate e basate sulle proprie disponibilità finanziarie, piuttosto che frutto del caso. Inoltre, l’incessante invecchiamento della popolazione non assicura il cosiddetto ricambio generazionale nè tantomeno l’equità fra le generazioni, visto che i contributi dei “giovani” di oggi sono destinati al sistema pensionistico dei loro genitori.

L’afflusso migratorio, costituito da masse in età lavorativa e le loro famiglie a seguito, contribuisce a “ringiovanire” la piramide dell’età del nostro paese, riequilibrando in parte il dislivello generazionale che ci ha caratterizzato per anni. Non solo, il flusso migratorio incide positivamente sulla forza lavoro, svolgendo molto spesso una funzione di complementarietà e sostituzione in molti settori lavorativi, e sulle casse dello Stato. Con un gettito di quasi € 11 miliardi tra contributi previdenziali e prelievi fiscali versati da giovani lavoratori, ancora ben lontani dalla pensione. Da ciò  deriva che l’incremento della popolazione straniera, che nel 2010 è stato di 328 mila persone, per un totale di 4 milioni 235 mila (secondo i rilevamenti Istat), rappresenta un fattore fondamentale anche per l’economia nazionale.

In base all’esempio italiano, dunque, l’aumento della popolazione mondiale non deve essere letto necessariamente in termini catastrofici. Piuttosto, tenuto anche conto delle potenzialità demografiche ed economiche dei flussi migratori internazionali, bisognerebbe interpretare questi dati in un’ottica di una più equa distribuzione sia della popolazione che delle risorse disponibili in natura.