22 May 2012


Grazie a giganteschi telescopi e sofisticatissimi rivelatori di fonti luminose, le nostre conoscenze della sfera celeste raddoppiano di anno in anno.
[The Atlantic, 20 aprile 2012]
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December 27, 2010

La resistibile ascesa della clandestinità

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Perché, si chiedeva già anni fa il grande studioso americano David North, i governi democratici,nonostante i loro buoni propositi, non riescono ad eliminare  l’immigrazione clandestina? Essenzialmente per tre ragioni. Il peso degli interessi che ne traggono profitto. Il paradosso delle norme internazionali  riconoscono solo il diritto ad emigrare ma non quello ad immigrare. Infine, la terza, insita nella pretesa dei governi di riuscire a controllare i flussi migratori con un enorme, costoso ma poco efficiente apparato di procedure e contingentamenti amministrativi. Vediamo allora come stanno le cose. A trarre guadagno dall’immigrazione clandestina sono innanzitutto le oligarchie dei paesi di provenienza. Che lucrano, direttamente o indirettamente , sui “pedaggi” pagati in cambio di un allentamento del loro per altro occhiutissimo controllo sulle partenze non in regola. Il classico segreto di Pulcinella e flessibilizzato, di volta in volta, in base alle convenienze. Alle loro spalle troviamo gli imprenditori senza scrupoli delle nazioni di arrivo che spiazzano, slealmente, quelli in regola con leggi e contratti. Infine i clandestini stessi che riescono a varcare, anche se con alti rischi e costi inauditi, i “confini del benessere” semplicemente saltando la fila di quelli in attesa documenti alla mano. Sul piano del diritto internazionale, qui il [...]

December 20, 2010

No al sogno americano

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Anche per la politica americana l’immigrazione sta diventando, ogni giorno di più, un rebus intrattabile. Il Senato statunitense, infatti, sabato scorso 18 dicembre, contro il si votato dalla Camera e grazie a 5 franchi tiratori della maggioranza democratica, ha detto no al Development, Relief, Education Alien Minors. Meglio noto con l’acronimo Dream Act. La proposta di legge dell’amministrazione Obama che intendeva consentire  ai figli degli immigrati clandestini desiderosi, una volta terminate con successo le scuole  superiori, di iscriversi all’università o di arruolarsi nell’esercito, di richiedere la concessione del permesso di soggiorno di lunga durata. Un sogno, quello della green card, che per diventare realtà imponeva però a questi giovani, volenterosi ma irregolari, arrivati da piccoli al seguito di papà e mamma illegali, oltre al diploma anche altre tre inderogabili condizioni: di essere giunti sul suolo americano prima dei 16 anni e di avervi risieduto con continuità per non meno di 5; di non aver commesso reati e, soprattutto, di avere prestato 2 anni di servizio nelle forze armate o completato i primi 2 tra quelli previsti dai piani di studio accademici. Non una sanatoria generalizzata ed automatica, come spesso avviene da noi, ma una chance di legalizzazione basata sul merito [...]

October 29, 2010

Non scherziamo col fuoco

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In Italia sull’immigrazione sembra proprio che ci sia qualcuno deciso ad innervosire ed incattivire la pubblica opinione più di quanto già non lo sia. Ne è prova la recente sentenza emessa dalla Cassazione che a Corti riunite ha accolto il ricorso di una cittadina nigeriana contro la convalida del decreto di espulsione per sfruttamento della prostituzione decisa dal Tribunale di Perugia nel marzo 2009. Con l’argomentazione che il suo allontanamento dai figli, per altro già dati in affidamento dai servizi sociali ad una famiglia italiana, rischiava di confliggere con il principio, sancito dalla Convenzione di New York  sui diritti dell’infanzia, della tutela del supremo interesse dei minori. Di conseguenza doveva considerarsi superato il principio di “eccezionalità” che, in base alla legislazione italiana, consente di derogare alle norme sull’immigrazione irregolare e clandestina e di vietare la separazione dei figli dai genitori. Un principio che ha senso e può essere compreso anche dall’ultimo dei cittadini solo se riguarda comportamenti che, per quanto contra legem, rientrano nella fattispecie dei cosiddetti “reati buoni”. Allora sì che il legame genitori figli va, nella misura del possibile, tutelato. Anche chiudendo un occhio. Quando è in ballo la sorte dei minori le leggi vanno infatti lette ed [...]

October 4, 2010

Aumentano i richiedenti asilo in Emilia-Romagna

Dal quinto rapporto " Emilia Romagna terra d’asilo" emerge un quadro aggiornato del  numero dei rifugiati accolti dalla Regione nell’anno 2009. Con la significativa caratteristica di affiancare ai dati ufficiali delle questure, quelli forniti dagli sportelli degli Enti Locali, delle associazioni di volontariato e delle parrocchie. Gli stranieri richiedenti asilo accolti in Emilia-Romagna sono stati circa 4.500, di cui 721 solo nella provincia di Bologna. Si tratta in prevalenza di uomini che richiedono “protezione sussidiaria”, provenienti soprattutto dall’Eritrea, dalla Nigeria, dalla Costa D’Avorio e dalla Serbia. Nel triennio 2006/2009, secondo gli estensori del rapporto, i permessi di soggiorno rilasciati dalle questure sono aumentati del 73,4%, passando dai 1940 del 2006 ai 3365 del 2009. Un incremento che probabilmente è stato favorito dal fatto che l’Emilia Romagna è stata la prima regione italiana a dotarsi, nel 2004, di una legge sull’immigrazione destinata espressamente anche ai rifugiati e ai richiedenti asilo.

October 1, 2010

L’infrazione che rischia l’infezione

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La procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea  nei confronti della Francia rischia di trasformarsi in una pericolosa infezione. Per il semplice motivo che, all’opposto di quanto affermato da gran parte della stampa, la scelta dell’Esecutivo di Bruxelles più che un appeasement con Parigi pone le premesse per lo scoperchiamento di quel pericoloso vaso di Pandora chiamato immigrazione. Perché? E’ presto detto. Com’è noto prima di mercoledì scorso, quando la Commissione ha formalmente avviato la procedura di infrazione unicamente sul tema della libera circolazione, l’amministrazione Sarkozy rischiava anche quella, più odiosa ed infamante, di comportamenti discriminatori a sfondo razziale. Dalla cui derubricazione molti hanno tratto la convinzione, non importa se condivisa o meno, di una soluzione soft  per un conflitto che rischiava di tracimare e di sfuggire di mano. Cosa per molti aspetti vera. Soprattutto se si considera che la Francia non sembra ancora aver veramente e fino in fondo fatto i conti con il marchio di infamia impresso nella sua storia dal Governo di Vichy. Tutto bene dunque? Niente affatto. Visto che la scelta di collegare la questione dei Rom al diritto di libera circolazione dà dritto di cittadinanza ad un’opinione tanto diffusa quanto formalmente sottaciuta in base [...]

September 20, 2010

Non basta dire populismo xenofobo

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I risultati delle elezioni svedesi sono stati una nuova, ulteriore conferma del “malessere nord europeo” segnalato da Francesco Molica nell’editoriale del giornale di venerdi’ scorso. Che sta mettendo in crisi equilibri politici e comportamenti collettivi ultradecennali in paesi da sempre considerati come la quintessenza della stabilità. Uno scenario di cui l’immigrazione rappresenta se non l’unica causa certamente il detonatore. Perché oggi in Svezia e ieri in Olanda,Danimarca, Austria, Svizzera e nel Belgio fiammingo settori consistenti della popolazione abbandonano i partiti nei quali si erano riconosciuti per anni e votano quelli classificati, con un rozzo e superficiale stereotipo, populisti? La verità è che l’immigrazione sta producendo quello che i politologi americani definiscono un political disconnect. Una sconnessione negli interessi reali e nelle percezioni culturali dei gruppi sociali più svantaggiati, e oggi pesantemente puniti dalla crisi, e quelli degli establishment nazionali. Che apre vere e proprie praterie ad imprenditori politici, spesso sconosciuti, ma decisi a farsi largo con tutti i mezzi nelle strette maglie del potere tradizionale. La verità è che nel Dna dell’immigrazione si annida una strutturale contraddizione: tra la spinta all’apertura verso gli immigrati da parte dell’economia e la chiusura ostile dei settori più deboli della società. L’economia li vuole, la [...]

August 3, 2010

5) L’immigrazione del terzo millennio –L’immigrato ha un antenato: l’emigrato

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L’emigrazione europea è la madre dell’immigrazione moderna. Per la semplice ragione che fu l’enorme esercito di uomini, donne e bambini che tra il 1870 ed il 1914 emigrò dal Vecchio Continente, per cercare fortuna Oltreoceano, la causa della soluzione di continuità tra la natura della vecchia migrazione e quella contemporanea. Un vero e proprio salto di paradigma nella storia dell’umanità, emblematicamente rappresentato dalla nascita, grazie all’emigrazione-immigrazione, delle due prime grandi nazioni degli immigrati: Stati Uniti e Argentina. L’uomo ha sempre migrato. Ma con quel grande esodo mutarono, per cosi dire, i termini del problema e  l’immigrazione divenne “altro” rispetto alla migrazione del passato: “Bisogna distinguere il concetto di immigrazione da quello di migrazione. Si ha immigrazione quando alcuni individui (anche molti, ma in misura statisticamente irrilevante rispetto al ceppo di origine) si trasferisce da un Paese all’altro (come gli italiani o gli irlandesi in America, o i turchi oggi in Germania). I fenomeni di immigrazione possono essere controllati politicamente, limitati, scoraggiati, programmati o accettati. Non così accade con le migrazioni. Violente o pacifiche che siano, sono come i fenomeni naturali: avvengono e nessuno le può controllare”(1). La verità è che l’emigrazione e l’immigrazione moderne sono entrambe figlie degli immensi cambiamenti prodotti dalla [...]

July 30, 2010

4) L’immigrazione del terzo millennio – Poche nascite e pochi immigrati?

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Non è vero che l’immigrazione può risolvere il problema demografico, lo può infatti tutt’al più attenuare. Una immigrazione incentivata nel lungo periodo può rallentare l’invecchiamento della popolazione e abbassare i rapporti di dipendenza. Tuttavia, perché tale risultato sia davvero significativo, occorre sostenere livelli elevati di immigrazione netta per lunghi periodi. Tanto è vero che sulla base di alcune simulazioni è stato calcolato che l’Europa, solo per mantenere invariata la percentuale della popolazione in età lavorativa su quella totale, dovrebbe quadruplicare la sua attuale immigrazione. Come se ciò non bastasse l’altra parte del mondo si è anch’essa convertita alla denatalità. Un fenomeno che negli ultimi anni sembra procedere ad un ritmo sempre più veloce al punto che “in alcune regioni dell’India il rapporto tra maschi e femmine nelle classi d’età 0-20 anni è ormai di 1 a 2”([1]). "La fertilità totale nelle regioni meno sviluppate è scesa da 6 figli per donna, nel periodo 1965-1970, a 2,8 figli a partire dal 2005”.([2]). L’immigrazione può svolgere al massimo una funzione sostitutiva se e quando è chiamata a «riempire» il buco demografico prodotto dalla scomparsa repentina ed innaturale di intere classi di età. Come nel caso di quelle dei maschi morti a milioni nelle due [...]

July 27, 2010

3) L’immigrazione del terzo millennio – il rompicapo demografico

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Immigrazione e demografia sono un’intricata matassa di problemi difficile da sbrogliare e nella quale non è neppure semplice orientarsi. Un rompicapo nato dal peccato originale del grossolano svarione preso dal reverendo Malthus alla fine del ‘700: la popolazione è necessariamente limitata dai mezzi di sussistenza; a meno che non sia limitata da freni efficaci, la popolazione aumenta allorché aumentano i mezzi di sussistenza;questi freni e quelli che reprimono la maggior capacità di sviluppo della popolazione e ne mantengono gli effetti entro il limiti dei mezzi di sussistenza, si riducono tutti al controllo morale, al vizio ed alla miseria. Le cose come sappiamo sono andate in altro modo: Malthus ha avuto torto. “Lo sviluppo tecnologico del dopoguerra, infatti, ha fatto sì che non ci fosse scarsità di cibo, ma semmai di soldi per comprarlo [….]. Con la diffusione della ricchezza, penso soprattutto a Cina e India, si sta diffondendo il miglior anticoncezionale che ci sia […]. Le giovani coppie di Pechino e di Shanghai che vogliono vivere bene e fare figli più tardi, sono già all'opera: stanno abbassando la fertilità media della Cina”([1]). Insomma, il miglior anticoncezionale che ci sia è il reddito procapite che cresce. Con la lenta ma inarrestabile globalizzazione [...]

July 24, 2010

2) L’immigrazione del terzo millennio – l’economia delle rimesse

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L’immigrazione vive delle e per le rimesse. L’analisi dell’enorme, crescente flusso di denaro che i lavoratori all’estero inviano a parenti e familiari della Madrepatria aiuta a capire molto dei meccanismi alla base del fenomeno migratorio. Le ultime cifre disponibili indicano in 316 md di $ (World Bank) l’ammontare complessivo dei trasferimenti finanziari avvenuti nel corso del 2009 con un incremento del 99% rispetto a quelli effettuati nel 2002. A cui vanno sommati quelli avvenuti tramite i canali “informali”, stimati tra i 50 ed i 100 md. di $. Una vera e propria «finanza dell’altro mondo» che rappresenta ormai il secondo fattore di flusso commerciale e monetario internazionale subito dopo le esportazioni petrolifere, e per la sola parte emersa più del doppio degli stanziamenti globali degli aiuti allo sviluppo. Il fatto è che: le rimesse normalmente riducono la povertà e modificano la distribuzione del reddito. Basti pensare che, secondo uno studio del «Financial Times», la percentuale della popolazione mondiale con un reddito annuo inferiore a $ 1.000 è scesa dal 50% degli anni ’70 al 17% del 2000. Nel 2015 potrebbe ridursi al 6% . Ma l’estensione e la natura di tali effetti dipende da chi riceve le rimesse, come testimoniano [...]