Il problema è la povertà non l’etnia

Viva le statistiche etniche. Per la prima volta nella storia della Repubblica francese un rapporto presentato oggi a Parigi dall’Osservatorio Nazionale (Onzus) offre una fotografia quanto mai dettagliata delle banlieues d’Oltralpe. Una novità assoluta grazie ai dati messi a disposizione da un’inedita inchiesta sulle cosiddette aree urbane sensibili, avviata nel 2010 dall’Istituo Nazionale di Demografia sulla base delle origini e dell’etnia dei cittadini di origine straniera residenti nell’Esagono.

Gli aspetti piu’ significativi di questo lavoro sono sostanzialmente tre. Il primo e più rilevante è quello di mettere in luce ciò che molti, finora, hanno fatto finta di non vedere: anche nelle malandate periferie, infatti, l’ascensore sociale funziona. Visto che tra i residenti di seconda generazione aumenta, rispetto agli immigrati della prima, la percentuale di accesso a posizioni lavorative di livello dirigenziale (dal 4,4% al 5,3%), mentre diminuiscono quelle operaie (dal 52,2% al 40%). Un processo di mobilità che si accompagna ad un significativo incremento del numero delle ragazze che, rispetto alle madri, entrano in modo stabile e duraturo nel mercato del lavoro.

Altro dato di rilievo è l’elevata percentuale (97%) dei figli degli immigrati in possesso della cittadinanza della République. Un indicatore fondamentale per chiarire, una volta per tutte, che, a differenza di quanto spesso ripetuto, i protagonisti delle violente rivolte del 2005 non erano stranieri ma giovani francesi di origine immigrata esasperati per la mancata parità di diritti rispetto ai propri coetanei autoctoni.
Terza ma non meno importante “scoperta” è quella che riguarda la composizione mista della popolazione delle banlieues. Che assomigliano a tutto meno che a tante Harlem di marocchini in versione transalpina. Ben il 47,4% degli abitanti dei quartieri piu’svantaggiati é autoctono e gli altri originari, in prevalenza, dall’Africa del Nord e da quella Sub-sahariana, dall’Europa, dalla Turchia, dal Vietnam, dal Laos, dalla Cambogia etc.

Un fenomeno che però è a doppio taglio. In linea teorica la presenza di una comunità allogena eterogena puo’ infatti rappresentare un elemento positivo per il Paese ospitante. Riducendo il rischio di enclaves etnicamente omogenee e chiuse al resto della società. Con l’unica controindicazione, come dimostra il caso delle banlieues francesi, di annullare la positiva diversità di questo variegato universo di nuovi arrivati in un mare di bisogni inappagati spingendoli, come si dice da quelle parti, chacun pour soi Dieu pour tous.