1) Baby-boomers, quei giovani anziani

C’è un aspetto che accumuna le nuove generazioni del Vecchio Continente: l’ingresso nel mondo del lavoro è un’impresa sempre più difficile. Scontate le pur significative differenze nazionali, rimane da capire se sono i giovani europei incapaci di salire sul treno dell’occupazione o se, invece, sono i vecchi passeggeri ad ostacolarne l’ingresso. Ne parliamo con il Prof. Gerard François Dumont che, oltre ad essere docente all’Università La Sorbona di Parigi e direttore della rivista Population et Avenir, da anni si occupa dei rapporti inter-generazionali e della demografia in Europa al punto da aver coniato fortunati neo-logismi come l’” hiver démographique” (inverno demografico) e “gerontocroissance” (l’aumento delle persone anziane in una data popolazione).

Il 2011 è il primo anno in cui una parte dei cosidetti baby-boomers va in pensione. La sensazione, però, è che nonostante il raggiungimento dell’età pensionabile, siano ancora loro a detenere di fatto le leve del potere, specie nel Vecchio Continente. Non crede che questo rappresenti un vero e proprio elemento di conservazione, un freno alla necessità di introdurre importanti riforme e cambiamenti in buona parte degli Stati europei?

Le generazioni del rinnovamento demografico del dopoguerra, quelle nate fra il 1946 e il 1975, formano oggi, nella maggior parte dei paesi europei, la classe più numerosa della piramide dell’età. In accordo con una delle leggi demografiche più importanti, la legge generazionale, spiegata nel mio libro “Demographie politique”, questa generazione ha un ruolo fondamentale nella geopolitica interna dei singolo stati. Rappresenta infatti la parte più importante del corpo elettorale, molto più dei giovani, che non solo sono numericamente inferiori, ma dimostrano anche di essere molto poco affezionati alle urne. Per questo motivo la classe politica deve tenere conto della loro richiesta di sicurezza e della loro difficoltà nel capire le riforme che si vogliono fare. Questo è assolutamente incontestabile anche in Francia, dove la fecondità ha subito un decremento considerevole negli ultimi anni. La stessa riforma pensionistica, votata dal Parlamento francese nel 2010, ha avuto effetti solamente sulle pensioni attuali, che sono state così messe al sicuro. Un altro esempio importante è il Movimento dei Verdi, che ormai in Francia rappresenta il terzo partito, dopo la destra (UMP) e il Partito Socialista, e che rifiuta sistematicamente tutti i progetti più ambiziosi: dalla TAV (Treni ad Alta Velocità) a nuovi aeroporti, etc.

Della società post-baby boom, sappiamo soltanto che le nuove generazioni non avranno quei vantaggi, quelle certezze dei loro genitori. Ci può dire con precisione almeno tre ulteriori aspetti che la caratterizzano nei prossimi anni?

Le nuove generazioni, quelle nate negli anni 1990 e dal 2000 al 2010 hanno tre caratteristiche. Prima cosa, i nati fra il 1990 e il 2000 sono numericamente inferiori. Questo fenomeno di diminuzione delle nascite avviene anche nel perido 2000/2010, poichè anche se la fecondità ha avuto un incremento negli ultimi anni, il fatto che le generazioni in età fertile siano molto esigue può provocare un abbassamento delle nascite. Secondo poi, le generazioni che vivono oggi in Europa sono figlie di origini diverse, cosa che ha influito sulla loro crescita. Questo fenomeno è causa da una parte delle massicce immigrazioni di cui l’Europa è stata testimone negli ultimi anni, e dall’altra del diritto al ricongiungimento familiare, applicato in virtù della Convezione europea sui Diritti dell’Uomo. Infine, il terzo aspetto è che sicuramente nel Vecchio Continente esiste oggi una minoranza che spinge per l’introduzione della Sharia, che abolirebbe, o comunque avrebbe effetti disastrosi sui i diritti delle donne. Ecco perché in Francia dopo il 2000 sono state votate due leggi: la prima, nel 2004 che voelva abolire l’uso del velo nelle scuole pubbliche, e la seconda, nel 2010 che vieta l’uso del velo integrale in tutti gli spazi pubblici. Per questo bisogna continuare a mantenere alta la guardia sulla questione della parità fra sessi.

Visto che lei è di certo uno dei maggiori esperti di rapporti intergenerazionali a livello mondiale, ci saprebbe dire almeno un errore che i baby-boomers avrebbero dovuto evitare per garantire un futuro migliore ai proprio figli?

I baby boomers sono responsabili di due gravi errori politici. Il primo è l’aver considerevolmente indebitato le nuove generazioni, quelle dei loro figli, a causa di una cattiva gestione economica dello Stato e dei servizi pubblici. In secondo luogo non sono stati investiti fondi nelle politiche familiari, in favore ad esempio di nuove abitazioni o di una migliore conciliazione della vita familiare e professionale.   Proprio su questo discorso, io stesso ho dimostrato come i paesi che hanno conosciuto il fenomeno dell’inverno demografico (una fecondità appena sotto la soglia della sostituzione generazionale) in maniera più intensa, sono gli stessi che hanno investito poco o nulla sulle politiche familiari.