Anoressia e bulimia: quello che nessuno ha mai osato dire

di Paola Battista - 03.06.2014
Anoressia e bulimia: quello che nessuno ha mai osato dire
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Odia tutti i luoghi comuni sulle persone con Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA). Al punto da aver deciso di realizzare un blog per smontarli uno ad uno. Benvenuti nella “Trappola per Topi”. Questo il nome di un vero e proprio diario digitale ideato da una ironica e irriverente ragazza che vive in prima persona questi disturbi e ci tiene a dire la sua sul tema, rimanendo anonima. L’abbiamo intervistata.

Hai detto “Le anoressiche sono tutte delle stronze”. Perché?

Sì, faccio qualche dichiarazione un tantino estrema ogni tanto. Semplicemente, cerco di contraddire l’immagine dell’anoressica come persona angelica, quando in realtà qualsiasi persona a dieta può dimostrare che chi non mangia diventa facilmente irritabile ed a volte perfino crudele verso chi le sta intorno. Magari erano delle ragazze straordinarie, prima della malattia. Ma poi i succhi gastrici in eccesso ti vanno al cervello, e cominci a cambiare umore di continuo, a trattare in malo modo chi ti circonda, ad essere intollerante, continuamente arrabbiata, e via dicendo.

Quali sono gli stereotipi sui dca che trovi più irritanti?

Ciò che trovo più irritante in assoluto è l’idea che un disturbo alimentare equivalga ad un’ossessione per la bellezza. Che, visto che magro è bello, coloro per cui la magrezza è una malattia si sono semplicemente fatti prendere la mano dalla vanità. In generale, credo che varie teorie sulla predisposizione abbiano creato il mito che bisogna essere un certo tipo di persona con una determinata personalità per sviluppare un dca. Non dubito che, statisticamente, ci siano dei riscontri. Ma dire che “molte ragazze giovani hanno dca, molte ragazze giovani sono deboli/perfezioniste/vanitose, ergo tutte le persone con dca sono deboli/perfezioniste/vanitose” significa interpretare la logica aristotelica un po’ troppo liberamente.

Quali sono i campanelli d’allarme di cui tutti dovrebbero accorgersi?

I campanelli d’allarme funzionano solo quando sono tanti e contemporanei. Una persona che smette di mangiare non necessariamente ha un dca. Però se smette di mangiare, mente riguardo a quando e quanto mangia, non riesce a prendersi cura del proprio corpo in maniera equilibrata e regolare (e non parlo solo di cibo, ma anche di sport, shopping, capelli e via dicendo), allora qualche domanda bisogna farsela. Una cosa che chi ha un dca nota subito sono le piccole ossessioni legate al cibo, che sfuggono a chi un dca non l’ha mai avuto. Ad esempio: il dolcificante, non mettere l’olio sulle verdure, bere molto, andare in crisi davanti ad un menù al ristorante, ricotta sì ma mozzarella mai. Cose del genere.

Le bugie alimentari. Quali sono le più comuni?

Ho già mangiato.

Chi è la bulimica funzionale?

Una persona che riesce, in superficie, a condurre una vita normale, con un lavoro, uno stipendio, qualche relazione sociale. Che però poi, semplicemente, trascorre il tempo libero ad abbuffarsi e vomitare.

Nel tuo blog elenchi una serie di cose che un dca impedisce di fare. Qual è quella che personalmente odi di più?

Non posso essere un punto di riferimento per i miei amici perché per ragioni bulimiche non faccio altro che scomparire.

Bulimia e soldi. Dicci di più.

Ti dico che una buona parte degli introiti di qualsiasi persona che soffre di bulimia finiscono in cibo. E ci sono persone che finiscono a fare lavori indegni per potersi permettere le abbuffate, o che ritornano a vivere con i genitori.

I sensi di colpa post-abbuffata. Quali pensieri ricorrono prima e dopo una condotta espulsiva?

I miei sensi di colpa sono cambiati nel corso degli anni, e ora sono praticamente scomparsi. Post-abbuffata, l’unica cosa che penso è che devo vomitare altrimenti non riuscirò a camminare, e dopo aver vomitato penso che sto meglio. Credo che l’idea che il vomito sia una specie di punizione non abbia poi tanto riscontro nella realtà.

Ti definisci “bulimicamente brutta” per via dei side effects della malattia. Se ne parla abbastanza?

Credo che si parli abbastanza di quelli a lungo termine, il cancro ai reni o allo stomaco per intenderci, e si parla poco di quelli estetici più immediati (pelle cadente e dal colorito spento, denti ingialliti e in frantumi, ghiandole gonfie, perdita di capelli). E parlarne certo aiuterebbe a fare capire quanto poco glamour è la bulimia.

Come li affronta una bulimica?

La bulimia è più importante di ogni preoccupazione estetica, e certo non si smette di essere bulimici perché si rischia di diventare meno belli. Anzi, non si smette di essere bulimici nemmeno perché si rischia di morire di cancro. È così che funzionano le dipendenze.

Dici, “Io potrei mangiare sempre. Non so se si tratti davvero di fame, o se è semplicemente un senso di vuoto”. Qual è il tuo vuoto? Quando è affiorato?

Il vuoto è un po’ quello di cui parlano le persone depresse. Non ha niente a che vedere con la tristezza, è forse più la realizzazione che le cose non hanno significato, e la fondamentale incapacità di goderne. Il disturbo alimentare è una soluzione al vuoto ma è anche un fattore che crea vuoto, come se invece di risolvere il problema non facesse altro che coprire il buco ed eroderlo dall’interno.

Che cosa vuol dire “perdere l’istinto di mangiare normalmente”?

Da una parte, il tuo corpo non sa più quando hai fame e quando no; dall’altra, la tua mente e la tua malattia hanno troppo potere per permettere all’istinto di agire naturalmente.

Parli di “complessa programmazione anoressica”. In cosa consiste?

Il sistema di leggi malate che regolano l’alimentazione di una persona con dca, e che la persona stessa ha creato per se stessa e per poi diventarne schiava. Per esempio: posso mangiare una banana a colazione ma non nel resto della giornata, e l’orario per la colazione finisce alle 10. Sgarrare una di queste regole certo non causa un aumento di peso, ma può mandare in crisi la persona.

Qual è il rapporto con familiari che vogliono “aiutare”, nutrizionisti e psicoterapeuti?

Dipende dalla fase del disturbo in cui ci si trova e dalla persona. I familiari non capiranno mai; così come la persona con dca non capirà mai i familiari, e se li capisse forse la scelta più altruista sarebbe quella di smettere di cercare il loro aiuto. Vedere ed anche aiutare una persona con dca causa infinita sofferenza. Con gli specialisti, dipende dallo specialista.

Scrivi, “Non è sempre così facile sopprimere una voce persistente nella propria testa”. Si può “guarire mentalmente” da un dca?

Si può rendere più debole quella voce e rafforzarne altre, ed in questo modo riuscire a rinunciare ai comportamenti malati. Non si può tornare come si era prima del dca.

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