Tra tutti i capi di governo eletti negli ultimi anni in Occidente, quello inglese, David Cameron, non sembrava affatto il più rivoluzionario. Ma dopo che il suo Esecutivo, come primo atto, ha deciso di varare, il 20 ottobre scorso, una durissima, e per tanti aspetti storica Spending Review, molti osservatori internazionali sono stati costretti a ricredersi.
Il principio ispiratore della “finanziaria lacrima e sangue” voluta dal governo di Sua Maestà è tanto chiaro quanto semplice: l’unico modo per evitare una deriva alla greca è tagliare strutturalmente ed a fondo la spesa pubblica. Puntando, al contempo, ad invertire l’eccessiva centralizzazione del potere che durante l’era laburista aveva fatto crescere oltre misura l’onnipotenza della burocrazia ministeriale londinese. Che aveva talmente ridotto l’autonomia degli enti locali da fare invidia a quella super-Parigi-centrica francese.
Nel dibattito eterno tra keynesiani (che impostano le loro teorie di ripresa economica sulla spesa pubblica) e fiscalisti (che danno maggior importanza al risanamento dei conti pubblici anche per allontanare il rischio di grecizzazione) la Gran Bretagna, dunque, vira decisamente in direzione dei secondi.
Prima vittima designata quello da tutti considerato come il simbolo per eccellenza del modello sociale europeo del Secondo Dopoguerra: il welfare britannico. Che secondo le fonti ufficiali costituisce il 28% della spesa pubblica d’Oltremanica. Con un taglio di costi stimati in quasi 83 miliardi di sterline.
Accompagnato dall’introduzione dello Universal Credit, che del provvedimento rappresenta certamente la novità più significativa ed emblematica, per snellire l’intero apparato previdenziale statale e combattere i troppi sprechi e le numerose, improprie rendite assistenziali. Senza sconti, almeno in teoria, per nessuno.
Saranno centellinati ed in generale ridotti i sussidi per la casa, per la famiglia così come quelli di disoccupazione. E l’età pensionabile verrà innalzata a 66 anni per uomini e donne entro il 2018. Una manovra impopolare, ma necessaria. Visto che, come ha rilevato il cancelliere dello scacchiere George Osborne, i sudditi di Sua Maestà pagano ogni anno 43 miliardi di sterline interessi sul debito pubblico.
A pagare questa manovra di riduzione della spesa pubblica, la più pesante da 60 anni a questa parte, sarà, come ha ammesso lo stesso David Cameron, la classe media. Secondo Downing Street, infatti, la sterminata galassia di sussidi statali ha indotto molte famiglie, specie quelle della middle class, a rinunciare alla ricerca di un lavoro.
A conti fatti l’unico settore che, almeno per il primo anno, non verrà interessato dai tagli generalizzati è il National Health Service (NHS). Il servizio sanitario continuerà perciò ad essere garantito in base alle necessità e non del livello del reddito.
L’Economist ha definito il governo di coalizione uno dei più coraggiosi tra quelli occidentali. La verità, anche se può non piacere, è che le misure prese oggi dalla “perfida Albione” c’è da scommettere che saranno replicate anche da molte altre nazioni del mondo industrializzato preoccupate di evitare una possibile, quanto temuta, deriva ellenica.





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