Mentre su Schengen aumentano veti, ripicche e malumori, le istituzioni di Bruxelles traccheggiano senza prendere decisioni. Una situazione al limite della paralisi emblematicamente confermata dall’inconcludente esito del vertice di ieri tra i ministri degli interni e della giustizia dei 27. Aperto e chiuso, nel giro di poche ore, con un nulla di fatto. Dum Romae consolitur, Saguntum expugnatur. Un’ammonimento della storia passata che assume oggi i contorni di una concreta, minacciosa profezia per il cammino, ogni giorno più incerto, dell’Unione Europea. Che rischia di sommare un default di leadership politica a quelli dell’economia, di Grecia e Portogallo in primis. Criticare e chiedere di modificare un sistema di regole nato più di vent’anni fa, ed in vigore da oltre quindici, in sé e per sé non è un delitto di lesa maestà. Innanzitutto perché è un diritto legittimo e riconosciuto delle singole amministrazioni nazionali. Ma soprattutto perché una materia tanto delicata quanto scottante come quella delle regole dei controlli alle frontiere e della libera circolazione delle persone ha bisogno come il pane di essere costantemente, sistematicamente aggiornata. E’ giusto migliorare ma non tornare in dietro. Sta qui il nodo della questione. Di fronte ad un’opinione pubblica disorientata ed impaurita, ed a governi che pur di recuperare qualche punto percentuale nel consenso degli elettori chiedono ad oras e con le più disparate motivazioni di modificare Schengen, evocando rischi e minacce “esterni” , l’Europa comunitaria non può fare spallucce e guardare da un’altra parte. Nella speranza che la nottata prima o poi passi. Da qui il rischio di default politico prima menzionato. Incapace di risolvere l’insostenibile ambiguità costituzionale nella quale da tempo vivono l’Unione ed i suoi membri. I governi nazionali , infatti, non hanno più i pieni poteri e la libertà di decidere come nel passato. Ma il passaggio ad una organizzazione federale delle attuali Istituzioni non è prevista dall’agenda dei lavori e neppure, cosa forse più grave, nel programma di qualche illuminato che, come i Padri Fondatori, abbia il coraggio di guardare se non all’orizzonte almeno avanti.





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