Inchiesta
2) La laicità che manca alla Polonia
Perchè la Polonia ha una delle leggi sull’aborto più restrittive d’Europa? L’Eurodeputata Joanna Senyszyn, intervistata da West, non ha dubbi: “perchè è uno stato confessionale”. Già docente di economia, e membro della Commissione sui Diritti della Donna e l’Uguaglianza di Genere, è nota nel suo paese per aver condotto numerose campagne ed aver promosso una legge sulla liberalizzazione dell’aborto.
1.Quali potrebbero essere i motivi che nell’aprile del 2011 hanno portato alla raccolta in sole due settimane di 600.000 firme per abolire l’aborto?
JS: Quando si profilano le elezioni all’orizzonte, si forma una mobilitazione intensa su questo argomento. Si crea una forte agitazione, prevalentemente organizzata dall’influenza fortemente cattolica. Quest’anno l’organizzazione Pro Life, che ha moltissimo seguito nel paese, ha portato avanti una campagna estremamente efficace, raccogliendo migliaia di firme davanti alle chiese, i luoghi dov’è più facile trovare consensi per la sua politica contro l’aborto.
2. Qual è la Sua opinione riguardo ai giovani sotto i 25 anni che si oppongono all’aborto?
JS: I giovani a scuola seguono lezioni di religione che sicuramente li influenzano. Per le ragazze però si tratta soprattutto di ipocrisia. Essendo state educate in modo abbastanza tradizionale, dicono di essere contrarie all’aborto, ma poi fanno tutt’altro. L’educazione sessuale è insufficiente, e purtroppo l’ignoranza sulla contraccezione regna sovrana. Il 13% delle adolescenti pensa che la gravidanza avvenga dopo un bacio. Hanno dunque iniziato la vita sessuale senza baci e sono rimaste comunque incinte.
3. Come si giustifica o commenta il fatto che la Polonia è uno dei paesi più restrittivi a riguardo?
JS: Si tratta soprattutto di religione, poiché dopo il 1990 la Polonia è diventato uno stato “confessionale” e possiede ancora molti attributi di uno stato confessionale, tra i quali la mancanza di un’ideologia neutrale nel campo del diritto. Ed è per questo che abbiamo una legge antiaborto restrittiva, che non ci sono finanziamenti dal budget per i trattamenti “in vitro”, per questo abbiamo nel nostro Codice Penale un paragrafo sull’offesa dei sentimenti religiosi: è possibile offendere qualunque sentimento tranne quello religioso. I vescovi hanno una grande influenza sui politici e il diritto di decidere su questi temi. Tuttavia i cittadini tengono sempre meno conto dell’opinione della Chiesa, nonostante si dichiarino cattolici.
4. Ci sono dei dati e delle informazioni sul numero e sulle condizioni in cui avvengono gli aborti illegali in Polonia?
JS: Si stima che vi siano 100-150.000 aborti illegali ogni anno, anche se questo numero potrebbe diminuire leggermente grazie ai nuovi metodi anticoncezionali. Oggi è possibile prendere una pillola che impedisce la fecondazione dell’ovulo entro 72 ore e che quindi può limitare la necessità di ricorrere ad un aborto. E così anche se i nuovi metodi provocano una riduzione dei casi di aborto, il mondo degli aborti clandestini è molto sviluppato. Inoltre molte polacche vanno all’estero a sottoporsi all’intervento perchè è più sicuro che in patria. Per questo è difficile dare numeri precisi al riguardo. Questo si può però stimare sulla base del numero di annunci che riguardano l’interruzione di gravidanza, che però ovviamente sono camuffati e si chiamano tutti “interventi ginecologici” oppure “richiamo delle mestruazioni”. Se sono così tanti gli ambulatori ginecologici disposti a mettere continuamente annunci del genere, per un sacco di soldi, su diversi giornali, allora evidentemente gli conviene.
5. Qual è la posizione del Suo partito riguardo allo status quo e quali sono le vostre proposte?
JS: Il mio partito ha presentato in diverse occasioni delle proposte per liberalizzare l’aborto. La legge deliberata nel 1993 è tuttora in vigore, tuttavia già nel 1996 abbiamo presentato in Parlamento un progetto e votato un emendamento che permettesse l’interruzione di gravidanza per motivi sociali, ovvero quando la donna si trova in condizioni di vita o personali difficili. Nel 1997 la Corte Costituzionale ha riconosciuto questo emendamento come incostituzionale, che quindi è rimasto in vigore meno di un anno. Nel 2003, invece, in collaborazione con diverse organizzazioni femminili ho redatto una nuova legge per permettere l’aborto fino alla dodicesima settimana così come il finanziamento di trattamenti “in vitro” per motivi sociali, un migliore accesso ai contraccettivi e una maggiore educazione sessuale.
Questo progetto di legge è stato da me presentato nell’aprile del 2004. Putroppo non ha ottenuto la maggioranza in Parlamento, non è nemmeno stato ammesso alla prima lettura, perchè l’Alleanza di Sinistra non ha mai avuto la maggioranza alla Camera bassa. In seguito ho presentato diversi progetti di legge per il finanziamento dei trattamenti in vitro attraverso fondi sociali. Purtroppo sono stati anch’essi rigettati in sede di Commissione parlamentare, ancor prima di giungere alla Camera bassa. Quest’anno, durante la precedente legislatura, l’SLD ha presentato un progetto di legge per liberalizzare l’aborto, che è stato esaminato parallelamente a quello per la completa abolizione dell’aborto. Entrambi i progetti sono stati rigettati, solo che la proposta per vietare completamente l’aborto per soli 5 voti è stata rigettata prima di giungere alla lettura definitiva, mentre la nostra proposta di liberalizzazione dell’aborto ha avuto praticamente solo l’appoggio del nostro gruppo, tutti sono stati contrari. E così nella Camera bassa del Parlamento al momento non c’è praticamente nessuno di aconfessionale, e quindi non c’è alcuna possibilità di cambiare la legge. Ovviamente che si tratti di un compromesso è una falsità, non è nessun compromesso. La legge in vigore in Polonia viola i diritti delle donne all’autodeterminazione.
Come ho scritto nel mio disegno di legge, fino alla dodicesima settimana una donna dovrebbe avere il diritto di abortire senza alcuna condizione, spiegazione o altro. Se una donna si sente costretta, dovrebbe avere la possibilità di farlo. In Polonia purtroppo molto spesso si usa questo linguaggio: una donna vuole abortire. E invece generalmente le donne non desiderano interrompere una gravidanza. Vogliono avere figli, amano i bambini, ma esistono circostanze in cui una donna per diversi motivi si sente costretta a rinunciarvi, e in questi casi non deve spiegazioni a nessuno.
Vale la pena dire che porre una qualsiasi condizione rappresenta una limitazione delle libertà civili. La decisione della donna deve prevalere contro quella di un medico, un prete, una commissione. Perchè, se la donna ha deciso di abortire, lo farà in ogni caso senza badare alla legge. Al mondo avvengono 52 milioni di aborti ogni anno, di cui la metà avviene legalmente e si tratta dell’intervento medico più praticato, più di quelli stomatologici.
E questo ovviamente non è un bene, poiché ci vorrebbe più educazione sessuale, più contraccettivi, per avere meno gravidanze indesiderate e dunque aborti.
6. Potrebbe indicarmi quali sono le sanzioni in Polonia per un aborto illegale?
J.S: Se vi sono sanzioni, allora si applicano non nei confronti della donna, ma di chi l’ha persuasa ad abortire, dunque medici o infermiere. Penso si tratti di qualche anno di pena detentiva. Accade a volte che una donna interrompa la gravidanza e poi accusi il medico, poiché lei resta impunita.





All'interno: