1) Aborto, tutto cambia affinché nulla cambi

Nella cattolicissima Polonia l’aborto è un vero e proprio tabu. L’unica legge al riguardo risale al 1993 e prevede l’interruzione volontaria di gravidanza in soli tre casi estremi:
- Violenza sessuale
- Grave pericolo di vita/salute della madre
- Grave pericolo di malformazione irreversibile del feto

Nonostante ciò, sulla scia delle grandi campagne portate avanti dall’associazione Pro-Life, in seguito ad una raccolta firme –di cui 600.000 in sole due settimane- quest’anno è giunta al Parlamento una proposta di legge popolare per abolire completamente l’istituto dell’aborto. Il dibattito ha acceso il dibattito politico. Tuttavia alla fine di agosto la norma è stata rigettata.

Secondo il sondaggio del Centro Studi sull’Opinione Pubblica di Varsavia del settembre 2011, ben il 61% dei cittadini polacchi sarebbe contrario all’aborto in sé. Tra questi, la maggior parte sono giovani under-25, più poveri della media e residenti in piccole città o campagne. In occasione delle elezioni dello scorso ottobre, inoltre, è stata lanciata una campagna ancor più aggressiva da parte dell’associazione per la vita, che gode dell’appoggio della popolazione, tramite l’esibizione di poster provocatori che accusavano i politici della maggioranza di inerzia davanti a quello che viene da essi considerato uno ”sterminio” di feti inaccettabile, soprattutto dal punto di vista religioso.

Sul tema questo mese West ha contattato Piotr Borys, trentacinquenne europarlamentare polacco del Partito Popolare Europeo, membro della Piattaforma Civica, il partito riconfermato dalle ultime elezione al governo. Il deputato UE, giurista specializzato in politica economica, è membro della Commissione per la cultura e l’istruzione, nonché membro sostituto della Commissione giuridica presso il Parlamento Europeo.

1. Quali potrebbero essere i motivi che nell’aprile del 2011 hanno portato alla raccolta in sole due settimane di 600.000 firme per abolire l’aborto?

P.B. Quando si tratta di un’ iniziativa legislativa, è necessario 1 milione di firme. Queste firme sono, tuttavia, solo le dichiarazioni di un parere e in nessun modo vincolante per il governo. Ogni paese membro dell’Unione europea individualmente regolamenta la questione dell’aborto, poiché, in quanto argomento delicato la cui questione etica divide profondamente, è strettamente connesso con la storia e la cultura propria di ogni paese. Impossibile a livello dell’Unione Europea imporre decisioni al riguardo. Naturalmente, l’aborto provoca emozioni in tutta Europa, e ovunque possono trovarsi sia dei movimenti a favore che contrari. E ‘abbastanza naturale – la decisione su questo tema dipende dalla singola visione del mondo dell’individuo.

2. Qual è la Sua opinione riguardo ai giovani sotto i 25 anni che si oppongono all’aborto?

P.B. Di regola, i giovani in Europa sono ideologicamente più liberali di qualsiasi generazione che li ha preceduti. Al momento attuale, la maternità li riguarda soprattutto dopo i 25 anni di età, e chi è senza figli, spesso si considera una persona piuttosto liberale. Tuttavia, quando i bambini già appaiono all’orizzonte, solitamente l’atteggiamento della persona inizia a cambiare. Anche le mie opinioni si sono evolute in questo modo. Ogni individuo ha diritto alle sue opinioni e ai suoi pareri, che di solito sono il risultato di una cultura di fondo, dell’ambiente o dell’istruzione.

3.Come si giustifica o commenta il fatto che la Polonia è uno dei paesi più restrittivi al riguardo?

P.B. In Polonia negli anni ’90 si è raggiunto un compromesso difficile, che ha diviso una parte della società, ma che da allora è rimasto invariato. Esso consiste nel fatto che l’aborto è proibito, salvo in circostanze eccezionali. In primo luogo, quando la gravidanza è il risultato di uno stupro, secondo, quando la gravidanza rappresenta una minaccia per la vita o la salute di una donna incinta e terzo, quando i test prenatali o altre scoperte mediche indicano un’alta probabilità di danno grave e irreversibile del feto o di una malattia incurabile che minaccia la sua vita. Il compromesso dimostra che nessuna delle forze estremiste – tanto per quanto riguarda i sostenitori di un divieto totale dell’aborto a destra da un lato, quanto l’ambiente di sinistra, dall’altro – non è in grado di distruggerlo, ma il discorso torna in voga di tanto in tanto. Userò qui i risultati di un sondaggio condotto dalla rivista Newsweek nel 2010.

Secondo questo rapporto, il 14% dei cittadini polacchi è a favore di un divieto totale dell’aborto mentre il 74% sostiene una legalizzazione parziale. L’approvazione per un accesso senza restrizioni ad aborti è stata espressa dal 7% degli intervistati. Il 73% dei polacchi è contrario all’aborto su richiesta, e l’87% ha sostenuto che esso sia accettabile in caso di minaccia per la vita della madre. Quando la gravidanza è stata il frutto di stupro o incesto, per l’accettabilità dell’aborto ha optato il 78% dei polacchi, mentre il 60% dei polacchi è a favore, nei casi in cui il bambino possa nascere con disabilità. Così insomma la stragrande maggioranza dei polacchi vuole mantenere l’attuale compromesso.

4. Ci sono dei dati e delle informazioni sul numero e sulle condizioni in cui avvengono gli aborti illegali in Polonia?

P.B. Certamente i dati del mercato sotterraneo non sono completamente affidabili, quindi non sono in grado di determinare il numero o le condizioni di aborti illegali. Le organizzazioni per i diritti delle donne tendono tuttavia a sovrastimare il numero di aborti illegali. Vi è anche il fenomeno del cosiddetto turismo dell’aborto, per cui i polacchi vanno a sottoporsi all’intervento nei paesi in cui l’aborto è talvolta maggiormente disponibile.

5.Qual è la posizione del Suo partito su questo argomento?

P.B. Il mio partito, la Piattaforma Civica, è per il mantenimento del compromesso esistente, vale a dire, l’aborto consentito solo nei tre casi di cui sopra. Per quanto riguarda le questioni filosofiche non c’è posto per la disciplina di partito e tutti i voti dei membri avvengono secondo la propria coscienza. Va ricordato che le opinioni dei polacchi sono in gran parte il risultato di paradigmi storico-culturali o religiosi. In un paese cattolico come la Polonia, tanto più dovremmo apprezzare il valore del compromesso degli anni ’90.