Nella cattolicissima Irlanda sono sempre di più le donne che emigrano per abortire. Si calcola, infatti, che ogni anno siano ben 5.500 quelle che si recano nella vicina Inghilterra per sottoporsi a questo tipo di intervento. Una dura realtà dovuta al fatto che nella verde isola l’interruzione volontaria di gravidanza è un vero e proprio tabu. Al punto che molte organizzano il viaggio verso la capitale inglese all’insaputa dei propri familiari o fingendo di partire per un weekend all’insegna dello shopping. Come se non bastasse quando rientrano in patria in preda alla vergogna evitano di rivolgersi a un medico per tenere sotto controllo la delicata fase post-operazione. Da notare però che si tratta di un fenomeno che, seppur in crescita, riguarda una ristretta elites di privilegiate. Per chi, infatti, non ha sufficienti disponibilità economiche le alternative sono due: abortire illegalmente oppure affidarsi alle soluzioni proposte dal mondo di internet. Con tutte le conseguenze del caso. Come, ad esempio, il ricorso a medicinali di dubbia provenienza, nocivi e del tutto inutili. A lanciare l’allarme è il Consiglio Medico Generale del paese.





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